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  • Brunello di Montalcino Brunello di Montalcino

    Brunello di Montalcino di Donatella Cinelli Colombini, quando il vino è donna

    Scritto da 18 ottobre 2017

    Se penso al Brunello di Montalcino, il vino rosso italiano per eccellenza, non posso fare a meno di fantasticare su Donatella Cinelli Colombini, una donna del vino, e che donna. Nel 98’ ha deciso di lasciare la fattoria della sua famiglia per fondare la sua azienda e dare il via a quello che poi sarebbe diventato il Progetto Prime Donne. La mamma, per iniziare, le diede delle piccole quantità di vino destinato a diventare Brunello, ma aveva bisogno di un cantiniere. La prima cosa che fece, fu bussare alla scuola di enologia di Siena, dove tutti gli studenti bravi erano già stati prenotati… quando però chiese una cantiniera donna, la risposta fu completamente diversa. Ne avevano tantissime disponibili e anche molto brave, ma le cantine non le volevano. Come ci ha raccontato la signora Donatella: “Per me fu uno choc non mi aspettavo una simile discriminazione. Infatti, nel vino, la prevalenza maschile è talmente radicata, diffusa e «normale» che risulta invisibile. Decisi di reagire creando una cantina con un organico di sole donne, la prima in Italia, e di dimostrare che, anche senza grandi muscoli, le donne possono produrre grandissimi vini. Dopo vent’anni posso dire che ho vinto la sfida. Vendo i miei vini in 37 Paesi del mondo”. L’impegno di Donatella Cinelli Colombini non finisce qui. Da gennaio 2016, infatti, è Presidente dell’Associazione delle Donne del Vino. Un’esperienza che definisce faticosa ed entusiasmante allo stesso tempo. Come ci ha spiegato: “C’è una gran voglia di fare e di fare insieme. La cosa più spettacolare è la qualità delle persone, fra le Donne del vino c’è un livello altissimo sia professionale che umano. Lavorare con loro è un arricchimento costante”. Il Brunello di Montalcino, prodotto esclusivamente con uve Sangiovese, è un vino dal gusto elegante e pieno, perfetto con piatti di carne e formaggi stagionati. Se fosse una persona per la signora Donatella sarebbe come un leader coraggioso, ma anche forte e riflessivo. Insomma un tipo profondo e insieme tosto. Quello che è certo, è che se finisse su un’isola deserta e avesse la possibilità di portare con sé solo 3 vini, il suo Brunello Riserva sarebbe tra i prescelti. “Poi credo che mi baserei sul clima dell’isola. – aggiunge la signora Donatella – Se fosse un posto caldo punterei su un Giulio Ferrari e un Lugana di Perla del Garda. Invece se fosse un’isola fredda mi porterei un Romanée Conti La Tache e un vino che è molto caro al mio cuore un vecchio Turriga Argiolas”. Come dice Donatella Cinelli Colombini, Il Brunello di Montalcino custodisce il segreto della vita eterna e sfida i secoli… perciò, non sbagliare la temperatura! Servilo a 18°C, ricordandoti di stappare la bottiglia un’ora prima. Sarà una festa per occhi, naso e palato. .....

  • panna cotta fatta in casa con glassa di cioccolato e vino rosso panna cotta fatta in casa con glassa di cioccolato e vino rosso

    Panna cotta fatta in casa con glassa di cioccolato e vino rosso

    Scritto da 13 ottobre 2017

    La panna cotta fatta in casa con glassa di cioccolato e vino rosso è un dolce che non dimenticherai tanto facilmente… provare per credere! Panna cotta fatta in casa con glassa di cioccolato e vino rosso: ingredienti Per la panna cotta 150 ml di latte 500 ml di panna per dolci 80 g di zucchero 8 g di colla di pesce 1 bustina di vanillina Per la glassa 180 g di cioccolato fondente 50 g di burro 50 g zucchero a velo 125 ml di vino rosso Panna cotta fatta in casa con glassa di cioccolato e vino rosso: preparazione Metti la colla di pesce in una ciotolina con acqua fredda e fai ammorbidire per 15 minuti. Nel frattempo, versa in un pentolino la panna e il latte. Aggiungi lo zucchero e la vanillina e fai cuocere a fiamma bassa. Fai scaldare il composto per 15 minuti, mescolando di tanto in tanto. Poi toglilo dal fuoco e aggiungi la colla di pesce ben strizzata. Mescola ancora per far sciogliere la gelatina. Inumidisci appena gli stampini con dell’acqua (un piccolo trucco per far uscire la panna cotta senza problemi) e poi versa il composto negli stampini monoporzione (ne serviranno almeno 7). Lascia la panna cotta in frigo per almeno 6 ore. Ora, prepara la glassa iniziando a scaldare il vino a fuoco medio, facendolo sobbollire leggermente. Nel frattempo fai sciogliere il burro insieme al cioccolato tritato finemente a fiamma bassa. Aggiungi lo zucchero, mescola bene e poi unisci il vino caldo. Lascia raffreddare 15 minuti prima di versare sul dolce se la prepari al momento, altrimenti, fai rapprendere la glassa a temperatura ambiente per 2-3 ore. Per la scelta del vino, orientati su un vino di buona qualità! .....

  • Bottiglie Aperte Milano 2017 Bottiglie Aperte Milano 2017

    Bottiglie Aperte Milano 2017, 8 e 9 ottobre al Palazzo delle Stelline

    Scritto da 6 ottobre 2017

    La città della Madunina è pronta a diventare “capitale” del vino per 2 giorni. Torna anche quest’anno, infatti, l’appuntamento con “Bottiglie Aperte”. Bottiglie Aperte Milano 2017 La kermesse del vino, giunta quest’anno alla sua sesta edizione, è dedicata ai professionisti del settore, ma anche agli appassionati sempre più numerosi ed esigenti, che troveranno una selezione di 150 produttori, con oltre 600 etichette in degustazione! Bottiglie Aperte Milano 2017 si rinnova anche nella proposta food, per quest’edizione incentrata sul concept del ristorante temporaneo. Naturalmente non mancheranno aree dedicate ai cibi più iconici della nostra tradizione culinaria: pasta, dolci, formaggi, ecc. Tante le iniziative rivolte al pubblico, tra incontri, degustazioni e soprattutto Master Class, con ben 18 appuntamenti dedicati al panorama vinicolo italiano, guidati da una squadra di giornalisti, enologi, titolai di aziende e opinion leader del mondo del vino, tra cui Andrea Grignaffini, Luciano Ferraro, Daniele Cernilli, Cristiana Lauro, Alessandro Rossi, Orazio Vagnozzi, Adua Villa, Giampaolo Gravina. Ci saranno anche Bruno Vespa e Riccardo Cotarella. Quest’anno, tutto il ricavato delle Master Class sarà destinato per la ricostruzione di una casa famiglia per i minori disabili che frequentano l’Istituto Alberghiero di Amatrice. Ci saranno anche workshop che daranno spazio a tematiche di grande importanza e attualità come l’influsso dei cambiamenti climatici sulla vendemmia e il ruolo degli investitori finanziari nel mondo del vino. Bottiglie Aperte Milano 2017, orari L’evento si svolgerà l’8 e il 9 ottobre presso il Palazzo delle Stelline, in corso Magenta, dalle 11 alle 19 e 30. I biglietti partono da 40 euro. Per conoscere il programma nel dettaglio, ti suggeriamo di seguire questo link, se invece vuoi avere maggiori informazioni, puoi mandare un’email a: [email protected] .....

  • Ammàno Cantine Barbera Ammàno Cantine Barbera

    Ammàno Cantine Barbera, dietro un grande vino c’è una grande donna…

    Scritto da 5 ottobre 2017

    Ammàno, un vino fatto soltanto di uva e mani. Marilena Barbera, una donna che coltiva la vite, raccoglie l’uva e la trasforma in quel nettare degli dèi tanto delizioso e pieno di storie da racontare. Si, perché il vino non è solo roba da uomini. Ho avuto la fortuna di assaggiare Ammàno Cantine Barbera un po’ di tempo fa’. Essendo prodotto con un uve Zibibbo ti aspetteresti il classico vino dolce passito, e invece no. È un bianco secco, che ti stupisce e ti conquista sorso dopo sorso. Prodotto nelle campagne di Menfi (Sicilia), a due passi dal mare e dalle rovine di Selinunte, Ammàno è un vino interamente artigianale, fatto senza l’ausilio di macchinari e senza additivi. Il vino ha sempre fatto parte della vita di Marilena Barbera, ma è stato una decina di anni fa a Chicago, che ha capito che c’era un “altro” vino, e soprattutto un altro modo di fare il vino rispetto a quello che conosceva. Come ci ha raccontato: “Ero in una bellissima enoteca, dove ho bevuto una vecchia bottiglia della Coulée de Serrant. Non ricordo quanto vecchia fosse (ma parecchio), e di sicuro prima di allora non avevo mai sentito parlare di Nicolas Joly, ma è stato quello il momento esatto in cui ho capito che quella era la direzione che avrei preso, e che avrebbe cambiato la mia vita”. Marilena Barbera si è laureata in diritto internazionale e per 15 anni non ha avuto altro obiettivo che quello di intraprendere la carriera diplomatica. Poi la vita l’ha portata a fare altre scelte, ma in fondo ha realizzato il suo sogno di adolescente. La sua azienda si compone di tante piccole vigne, piantate in momenti diversi fra gli anni ’20 e oggi e quindi è composta da tanti diversi vigneti e varietà differenti, che spaziano dalle tradizionali (Inzolia, Catarratto, Grillo, Nero d’Avola, Perricone, Zibibbo) alle internazionali, introdotte dal padre negli anni ’80. Come ci ha spiegato: “Per mia scelta precisa ogni vino proviene da un singolo vigneto: solo così è possibile garantire la fedeltà al terroir e rispettare il legame di ciascuna vigna con la terra, il microclima, l’ambiente naturale di cui fa parte, e per questo motivo faccio molti vini (14 in tutto), ciascuno dei quali in quantità molto limitate a seconda della capacità produttiva di ciascun vigneto. In questo periodo, dopo aver seguito molto da vicino le sperimentazioni sulle varietà autoctone rare – i cosiddetti vigneti reliquia – sto lavorando su due autoctoni quasi sconosciuti: la Lucignola e il Vitraruolo, di cui magari parleremo più avanti”. Se dovesse finire su un’isola deserta e avesse la possibilità di portare con sé solo 3 vini, Marilena non ha dubbi: “Una bottiglia di Arbois, una di Marsala non fortificato, e una di Ammàno, ovviamente!”. Dorato come il sole, Ammàno Cantine Barbera si fa strada a colpi di bontà e in bocca si ritrova tutto quello che si sente al naso: pesche gialle, uvetta sultanina, zagara d’arancio e sul finale quella vena salina tipica delle uve aromatiche coltivate nelle isole del Mediterraneo. Si abbina ai piatti di pesce e ai formaggi cremosi, ma soprattutto ai momenti di gioia, come suggerisce Marilena. Va servito fresco, mi raccomando, a una temperatura di servizio di 12-14°C. Come diceva Mario Soldati, “Il vino è la poesia della terra” e di Ammàno, tutto è poetico, persino l’etichetta, un bellissimo omaggio di Marilena ai vignaioli di un tempo, che per secoli hanno prodotto il vino senza pompe, senza filtri e senza elettricità, ma con il cuore e le loro grandi mani. Foto di Rossana Brancato .....

  • polenta taragna polenta taragna

    Mi sono taragnata di te. O di una polenta taragna

    Scritto da 3 ottobre 2017

    Cosa più di una polenta taragna può farci pensare alla bruma autunnale e al piacere di condividere una tavola bella e buona? Provate a immaginare una bottiglia di Sfursat Valtellina DOCG di Nino Negri, alla lisergia delle sue note, al suo sapore pieno e robusto, al profumo della prima legna che scoppietta nelle case, alle serate che non dovrebbero finire mai. Provate adesso a immaginare anche un tagliere coperto di taragna geloso del suo cuore di burro e casera. Non so voi, ma io non riesco a immaginare autunni più belli. Già al tatto la farina mista di granoturco e grano saraceno è uno degli antistress più potenti che esistano, che se si potesse mi ci farei uno scrub totale; è ruvida e selvatica, rustica e croccante, una cosa veramente bella. Poi pensi al burro, tanto, al casera, tantissimo, allo Sfursat, che gli dei benedicano la Valtellina. Insomma, mi sono follemente taragnata. Vi lascio qui la ricetta di Sala Cereali – Il Saraceno, che è la farina che ho a casa. INGREDIENTI PER 4 PERSONE 500 g di farina mista 2 litri d’acqua 150 g di burro 300 g di casera sale q.b. Per prepararla portate a bollore l’acqua, salate e versate a pioggia la farina, quindi lasciate cuocere per un’oretta mescolando affinché non si formino grumi e non si attacchi. Preparare la polenta è un allenamento che verrà ampiamente ricompensato, sì. A fine cottura, spegnete il fuoco, tanto la temperatura è praticamente quella dei nove anelli che furono dati agli Uomini, sette ai signori dei Nani e tre alla razza degli Elfi, e aggiungete il burro e il casera. Rimescolate e quando sarà tutto fuso, impiattate o versate su un ampio tagliere di legno. La polenta taragna è pronta, avete tutto il diritto di taragnarvi follemente anche voi. Se siete buongustai come me, potete accompagnarla con umido di selvaggina, una salsa zola e noci, funghi, altri formaggi perché il cuore di qualcosa dovrà pur fermarsi. Adesso versate lo Sfursat e brindate a qualcosa di bello. Il momento è perfetto.   .....

  • Aglianico Aglianico

    Aglianico del Vulture e Aglianico Taurasi, intervista doppia

    Scritto da 28 settembre 2017

    Aglianico del Vulture e Aglianico Taurasi, due facce della stessa varietà. L’Aglianico, infatti, è una delle grandi uve del Sud Italia, nonché madre di grandi vini. Il Vulture trova la sua massima espressione in Basilicata, mentre il Taurasi in Campania. Distanti all’incirca 60 km l’uno dall’altro, questi vini non potrebbero essere più diversi tra loro, incredibile! Aglianico del Vulture, prezzo e abbinamenti Il vitigno Aglianico fu introdotto in Italia dai Greci nel VII secolo a.C. Anticamente, infatti, era conosciuto con il nome di “Ellenico”, mutato poi in “Aglianico” sotto la dominazione degli Aragonesi nel XV secolo. L’Aglianico del Vulture viene coltivato in Basilicata, in provincia di Potenza e prende il suo appellativo dall’omonimo vulcano, oggi inattivo. La natura lavica di questo territorio conferisce a questo vino del tutto uniche. Non a caso nel 2010 ha ottenuto il riconoscimento della denominazione di origine controllata e garantita (DOCG) come Aglianico del Vulture Superiore. L’Aglianico del Vulture si presenta di colore rosso rubino intenso e dal profumo fragrante e vinoso, con sentori di fragola e di lampone. Al palato risulta asciutto, sapido e armonico. È ottimo in abbinamento a carni e arrosti, selvaggina, cacciagione e ai formaggi stagionati come il Caciocavallo lucano o il cacio bucato. La temperatura di servizio consigliata è di 18°C. Il prezzo dell’Aglianico del Vulture non può essere al di sotto dei 7 euro. Aglianico Taurasi, prezzo e scheda tecnica Il Taurasi è il vino rosso più famoso e rappresentativo della Campania. Prodotto in un’area che comprende 17 comuni dell’Irpinia, è ottenuto dal vitigno Aglianico (è consentito l’uso di altri vitigni a bacca rossa non aromatici fino a un massimo del 15%). Questo vino, come l’Aglianico del Vulture deve maturare per almeno 3 anni prima della sua commercializzazione, di cui almeno 1 in una botte di legno. L’Aglianico Taurasi è di colore rosso granato. Al naso offre un profilo composto da aromi di prugna, mora, amarena e violetta, ma anche di vaniglia, cacao, tabacco, cuoio e un tocco balsamico di mentolo. Al palato risulta di grande struttura, discretamente acido, caldo e fruttato. In entrambi i vini si può percepire nitidamente il sapore dell’amarena, della mora e della prugna. Una bottiglia di Taurasi di buona qualità non può costare meno di 10 euro. Questo vino si sposa bene con primi piatti al sugo di carne, selvaggina, arrosti e formaggi a pasta dura stagionati. Va servito alla temperatura di 18°C. Aglianico bianco, alias Aglianico del Taburno Questo vino è ottenuto dal vitigno Aglianico, ma vinificato in bianco (in assenza del contatto con le bucce) e precisamente dai vigenti del Monte Taburno in Campania. Si presenta di colore giallo paglierino, ha profumi floreali e di frutta bianca, mentre al palato è sapido e fresco. Si abbina bene ai piatti a base di pesce, ma anche alle carni bianche, alle zuppe rustiche e flan di verdure. .....

  • vini rossi siciliani famosi vini rossi siciliani famosi

    3 vini rossi siciliani famosi: Nero d’Avola, Frappato e Nerello Mascalese

    Scritto da 27 settembre 2017

    La Sicilia, terra di fuoco e passioni, è la mamma, ma anche un po’ il papà, di tanti vini italiani pregiati. È il caso di 3 vini rossi siciliani famosi come il Nero d’Avola, il Frappato e il Nerello Mascalese. Vini rossi siciliani famosi: Nero d’Avola Il Nero d’Avola è il vitigno più diffuso nella Sicilia. Viene coltivato in tutte le zone di produzione vitivinicole dell’Isola, ma la sua zona d’origine è la Sicilia sud-orientale, tra Noto e Pachino. Questo vitigno fu introdotto dai Greci. Questo vino ha un bel colore rosso rubino intenso. Il bouquet è piacevolmente fruttato. Se viene affinato in legno, si possono percepire anche sentori di spezie, aromi di cacao, note tostate, cioccolata fondente e carruba. Al palato risulta di buon corpo, caldo, con tannini morbidi. Va servito a una temperatura di 16-18°C e si abbina in modo perfetto con carni rosse grigliate o arrosto. Vini rossi siciliani famosi: Nerello Mascalese Il Nerello Mascalese è il principe dei vitigni presenti sull’Etna, il mistico Mungibeddu, ma nell’ultimo trentennio si è diffuso anche nel palermitano e nell’agrigentino, tanto da diventare il vitigno a bacca nera più coltivato in Sicilia dopo il Nero d’Avola. Da studi recenti è emerso che furono i Greci a portare il Nerello Mascalese nel VIII secolo a.C. prima sulle coste della Calabria e poi nel catanese. È solo in epoca romana però che questo vitigno comincia a diffondersi alle pendici dell’Etna. Questo vino si presenta di colore rosso rubino, con riflessi granati. Ha un profumo fruttato, con lievi sfumature floreali e un tocco speziato. Si possono percepire anche note di vaniglia e tabacco. Al palato è caldo, tannico, di corpo. La temperatura di servizio consigliata è di 18-20°C. Si sposa molto bene con la selvaggina, le carni rosse e i formaggi stagionati. Vini rossi siciliani famosi: Frappato Anche questo vitigno rosso autoctono è molto antico e probabilmente è originario della penisola iberica. Viene coltivato soprattutto nella provincia di Siracusa e in quella di Ragusa e il suo nome “frappato”, sembra far riferimento al termine fruttato. Non a caso, visto che questa è una delle caratteristiche salienti del bouquet. Insieme al Nero d’Avola dà vita a una prestigiosa Docg dell’Isola, il Cerasuolo di Vittoria. Il Frappato è di colore rosso rubino chiaro. Ha un profumo fruttato e floreale, mentre al palato risulta di medio corpo, armonioso, piacevolmente fresco e con tannini morbidi. Si può servire a una temperatura di 14-16°C e si abbina bene a primi e secondi piatti a base di pesce, ma anche salumi e formaggi. .....

  • abbinamento vino e carne abbinamento vino e carne

    Vino e carne, un abbinamento che s’ha da fare

    Scritto da 22 settembre 2017

    L’abbinamento vino e carne può essere complesso. La scelta, infatti, dipende dal tipo di carne, dalla cottura, ma anche dall’utilizzo di salse e spezie. Iniziamo col dire che la regola del vino rosso con la carne non è sempre valida, anzi, trova diverse eccezioni. Ecco, i nostri suggerimenti per scegliere il vino perfetto da portare in tavola! Con la carne l’abbinamento è per contrasto, diversamente dai dessert che prevedono un abbinamento per analogia (dolce-dolce). L’AIS (Associazione Italiana Sommelier) ci insegna che se il cibo è succulento (succoso), il vino per opposizione dovrà tendere ad asciugare la bocca, quindi dovrà avere una discreta tannicità e una buona gradazione alcolica. Tannini e alcol, infatti, riducono la salivazione creando astringenza. Abbinamento vino e arrosto di vitello L’arrosto di vitello al forno con le patate un secondo piatto molto gustoso, che presenta una certa succosità (quando è cucinato bene!) e quindi richiede l’abbinamento di un vino in grado di controbilanciare questa sensazione in bocca, come ad esempio il Pinot nero, il Primitivo o un Montepulciano d’Abruzzo. Abbinamento vino e bistecca alla fiorentina La bistecca alla fiorentina, un piatto ricco di sapore, richiede l’abbinamento con un vino altrettanto maestoso come un Chianti Classico, un elegante Barbaresco o un Aglianico. Vino per vitello tonnato Il vitello tonnato è un piatto che tende al dolce, contraddistinto da una nota grassa data dalla salsa a base di maionese con cui lo si serve. Per questo motivo l’abbinamento perfetto e con vini bianchi secchi, che “sgrassano” e puliscono la bocca come ad esempio un Riesiling, un Pinot bianco o anche un Prosecco. Abbinamento vino e carne bianca La carne bianca (pollo, tacchino, cappone), soprattutto se condita in modo semplice, richiede l’abbinamento con vini bianchi abbastanza alcolici o dei rossi di medio corpo con pochi tannini, ad esempio un Gewurztraminer o un Vermentino di Sardegna. L’intensità gustativa del vino, però, dovrà crescere se il condimento e la cottura salgono di complessità. Ad esempio, se il pollo è cucinato con i peperoni si accompagnerà egregiamente con un rosso giovane e non troppo alcolico, ad esempio un Sangiovese. Abbinamento vino e carne alla griglia La carne alla griglia, che ha una certa tendenza amarognola per via del tipo di cottura, richiede l’abbinamento con vini rossi fruttati, giovani, freschi e morbidi come un Cirò rosso o un Valpolicella. .....

  • brownies al vino rosso brownies al vino rosso

    Brownies al vino rosso: non chiamateli solo dolcetti

    Scritto da 20 settembre 2017

    Ho imparato che nella vita esistono diversi paradisi, ieri ho scoperto che uno di questi è fatto di brownies al vino rosso. Pareti, pavimenti, mobili, suppellettili. Tutto di brownies al vino rosso. La perversione gentile dei golosi. Una coccola bella e buona. Che siccome che so’ cecata ma decisamente magnanima, oltre che magnatica, vi lascio la ricetta perché le serate fresche ormai sono arrivate e potete riaccendere i forni senza che nessun vostro campione poi venga portato al Madame Taussaud per essere spalmato sul ritocco della Regina Elisabetta. Fatene buon uso, questi sono pezzetti di autunno magico e i dolcetti, lo sappiamo, compiono magie. Al massimo potete anche giocarvela come ricetta da corteggiamento. Brownies al vino rosso: Ingredienti 50 g di farina 125 g di burro 125 g di zucchero di canna 3 uova 250 g di cioccolato fondente 1/2 bicchiere di vino rosso Brownies al vino rosso: preparazione Il procedimento è semplicissimo. Montate le uova con lo zucchero, fondete il cioccolato col burro e pian piano amalgamate senza mangiarlo tutto. Solo un po’. Aggiungete quindi quel cicinin di farina, sempre mescolando e infine il vino rosso. Sempre mescolando, naturalmente, serve a tenervi impegnati per non mangiare tutto l’impasto. Imburrate o cartafornate una teglia e cuocete a 180° per circa 17-20 minuti, ma come sempre dipende dal vostro forno. Una volta intiepidito, tagliate a pezzetti i brownies al vino rosso e spolverizzate di zucchero a velo, se vi piace. Forse anche con un pizzico di cannella nascosta nello zucchero. La prossima volta mi sa che lo faccio. Perché sì, li rifaccio. Bibidibobidibù. Ah, cosa ci abbiniamo? Un Aleatico Passito dell’Elba. Buone magie. .....

  • Cinque Quinti Cinque Quinti

    Cinque Quinti: a tempo di vino

    Scritto da 16 settembre 2017

    Il vino può avere un tempo? Nel caso di Cinque Quinti penso proprio di sì. Un ritmo fresco, giovane, gioioso quello di Fabrizio, Martina, Michele, Francesca e Mario, i cinque fratelli Arditi – di nome e di fatto, passatemi la forse banale precisazione – che hanno preso in mano le redini dell’azienda di famiglia nata quattro generazioni fa espandendola e ritmandola come solo l’entusiasmo di chi ama qualcosa può fare. Nel 2016 Fratelli Arditi diventa Cinque Quinti nel meraviglioso spazio di cento ettari nel Monferrato, a Cella Monte, di cui circa la metà sono coltivati a Barbera, Cortese, Grignolino, Pinot Nero, Arneis, Bonarda, Nebbiolo, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Syrah, Freisa e Dolcetto. Sono entrata in contatto con Martina sui social che, insieme a Francesca, si occupa del digital e della comunicazione di Cinque Quinti, abbiamo chiacchierato e mi ha proposto la degustazione del loro vino da tavola rosso. Ecco, preciso subito una cosa: sdoganiamo per favore questa cosa dei “vini da tavola” e togliamoci un po’ di spocchiarella, perché quello che ho assaggiato è un vino che non ha nulla da invidiare a prodotti più blasonati e vestiti a festa. Il vino rosso da tavola Cinque Quinti, di uve 100% Barbera della vendemmia 2015, prodotto in 750 bottiglie, è un vino di quelli che si bevono davvero piacevolmente. Riempie ma non invade, ha corpo ma non risulta pesante, profuma molto ma non disturba, 14% vol che si sentono ma che non ammazzano. “Soccia che buono!“, si direbbe qui a Bologna, e in effetti è un vino che appena lo assaggi ti viene da dire proprio “Chebbbuono!“, con tre B perché è così che è. Friccicarello, morbido, profumato, chiacchierino e conviviale. Un vino perfetto per un tagliere di salumi e formaggi, per una bruschettata, per un aperitivo rinforzato. Metto anche lui nella mia lista dei vini “da corteggiamento”. Ché quel colore lì, è proprio quello del “Mi fai arrossire…“. .....

  • sapore del vino sapore del vino

    Il sapore del vino: acido, amaro, sapido e dolce

    Scritto da 14 settembre 2017

    La lingua è la regina indiscussa del gusto. La membrana di cui è rivestita, infatti, è costellata di minuscole e numerosissime protuberanze responsabili della percezione dei sapori: le papille gustative. Le sensazioni legate al sapore del vino sono: dolcezza, amarezza, sapidità e acidità. Queste vengono percepite in zone diverse della lingua. Il sapore del vino: le sensazioni saporifere Il sapore dolce, quindi gradevole, è determinato dalla presenza dei residui zuccherini e viene percepito sulla punta della lingua. il sapore salato o sapido si percepisce nelle zoni laterali della lingua ed è dovuta alla presenza di Sali minerali (cloruro di sodio, fosfati e derivati dell’acido tartarico). Dipende dalle caratteristiche del terreno (es. vicino al mare) e del clima in cui sono coltivate le uve (es. in posti caldi), ma anche dalle pratiche di vinficazione. Il sapore acido si percepisce sulle zone laterali anteriori della lingua ed è dovuto agli acidi naturalmente presenti nel vino. Non è di per sé sgradevole e dona al vino un carattere fresco. Diventa poco piacevole quando è in misura eccessiva. La base della lingua, invece, è sensibile al sapore amaro, determinato dalla presenza di polifenoli, soprattutto tannini. Il carattere amaro, se troppo pronunciato, viene considerato un difetto del vino. Il sapore del vino: le sensazioni tattili e retronasali Oltre ai quattro sapori fondamentali (acido, amaro, dolce, sapido), la lingua è in grado di percepire anche sensazioni tattili (con le papille gustative che sono al centro della lingua) e retronasali olfattive. Riesce, quindi, a rilevare la diversa consistenza dei liquidi (e dei solidi) che s’introducono nella bocca, ma anche l’aroma, che viene percepito per via indiretta dopo la deglutizione. La lingua è sensibile anche a stimoli di tipo termico. La temperatura del vino, infatti, modifica la percezione dei quattro sapori fondamentali. Sapidità e amarezza sono più percepibili con l’abbassamento della temperatura, mentre dolcezza e acidità lo sono con l’aumento della temperatura. Tra le sensazioni tattili si distingue facilmente quella astringente (determinata dai tannini che attenuano la salivazione), che genera rugosità e secchezza; e quella pseudocalorica, che genera calore e disidratazione per via dell’alcol. Il gusto del vino non è fatto solo di sensazioni gustative e tattili, ma anche di aromi. Quando deglutiamo il vino, infatti, esce aria calda, che incontra l’aria fredda appena inalata. Questa sensazione gusto-olfattiva si chiama persistenza aromatica (o aromi di bocca). È chiaro che più è lunga la persistenza di un vino, più sarà di qualità e di pregio. Il sapore del vino: l’equilibrio gustativo Tutte le sensazioni (saporifere, tattili e retronasali-olfattive) contribuiscono alla valutazione finale del vino, cioè a stabilirne l’equilibrio gustativo. Questo è il risultato di due componenti: la durezza (acidi, tannini, Sali) e la morbidezza (zuccheri, alcoli, polialcoli). Un vino si definisce equilibrato, quindi, quando si verifica la giusta proporzione tra le due sensazioni. .....

  • vini pugliesi pregiati vini pugliesi pregiati

    3 vini pugliesi pregiati, Negramaro e dintorni

    Scritto da 13 settembre 2017

    La viticoltura in Puglia risale al 2000 a.C., ma è merito dei commercianti fenici l’introduzione di nuovi vitigni e tecniche di produzione più evolute. Con i Greci la produzione vitivinicola pugliese continuò a espandersi, fino all’intero periodo dell’Impero Romano e oltre. In questa terra spaccata dal sole, come diceva Quasimodo, i vigneti a bacca rossa dominano incontrastati. Vediamo insieme quali sono i vini pugliesi pregiati che, se ancora non l’avessi fatto, devi assolutamente assaggiare! Negramaro Tra i vini pugliesi pregiati il Negramaro (detto anche Negroamaro) è sicuramente tra i più famosi. Viene prodotto nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto. In passato il Negramaro era impiegato esclusivamente per tagliare i vini (soprattutto i mosti del nord con tenore alcolico limitato), ma da diversi anni a questa parte i produttori salentini hanno iniziato a proporre vini in purezza. Il Negramaro si presenta di un bel colore granato scuro, con  riflessi che tendono al nero violaceo. Il gusto è appena amarognolo, ma rotondo e asciutto. Il profumo è fruttato e richiama i frutti a bacca nera. Talvolta si possono percepire anche sentori di tabacco. La temperatura di servizio consigliata è di circa 15-16°C. Cacc’e mmitte di Lucera Questo vino viene prodotto quasi esclusivamente nel comune di Lucera, in provincia di Foggia (dove il terroir è prevalentemente formato da calcare e argilla), utilizzando principalmente uve Nero di Troia (in misura minore Montepulciano d’Abruzzo, Bombino bianco, Malvasia nera). Il nome è legato alla vecchia usanza dei latifondisti di affittare gli spazi per la vinificazione. Delle vasche che mettevano a disposizione dei coltivatori della zona, i quali lavoravano le loro uve velocemente per lasciare il posto agli altri. Da qui caccia e metti le uve nelle vasche. Questo vino si presenta di un bel colore rosso rubino. È equilibrato con acidità e sapidità e al naso si percepiscono sentori di frutti rossi e radici di liquirizia. Va servito a una temperatura tra i 16° e i 18°C. Primitivo di Manduria Il Primitivo di Manduria è senz’altro nella top five dei vini pugliesi pregiati e conosciuti in tutto il mondo. Viene prodotto nelle province di Taranto e Brindisi, ma secondo il disciplinare può essere prodotto anche nelle province di Lecce e Bari. Di questo vino esistono ben 4 versioni. Da pasto, il dolce naturale, il liquoroso dolce naturale e il liquoroso secco. Le versioni liquorose sono vini fortificati (viene aggiunto acquavite o alcool) e sono sottoposte ad un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno 2 anni prima di essere messe in commercio. Il vitigno utilizzato per la produzione di questo vino è al 100% Primitivo. Questo vino è di colore rosso rubino intenso. Il sapore è armonico, pieno e il profumo richiama sentori di frutti di bosco, di spezie e tabacco. La temperatura di servizio consigliata per il Primitivo di Manduria da pasto è fra i 18° e i 22°C. Per le altre versioni, invece, la temperatura ottimale è compresa fra i 12° e 16°C. .....

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