Connettiti sui Social
  • vini naturali cosa sono vini naturali cosa sono

    Vini naturali cosa sono e differenze con il vino biologico e biodinamico

    Scritto da 21 novembre 2017

    Sempre più spesso si sente parlare di vini naturali cosa sono e che differenza c’è con i vini biologici e biodinamici? Vini naturali cosa sono Per definizione i vini naturali sono ottenuti: Senza l’impiego di sostanze chimiche in vigna (pesticidi di sintesi, erbicidi o insetticidi); Da uve raccolte a mano e fermentate senza aggiunta di lieviti o enzimi o aiuti di altro tipo alla fermentazione; Senza aggiunta di zuccheri o mosti concentrati; Senza filtrazione; Senza micro-ossigenazione o osmosi inversa; Senza correttori di acidità; Senza anidride solforosa; Senza additivi enologici in cantina (solfiti). I vini naturali, tuttavia, non sottostando ad alcuna normativa, sono spesso addizionati con i solfiti per prevenire deviazioni batteriche o prevenire ossidazioni. Da questo punto di vista esistono di fatto vari gradi di “naturalità”, frutto dell’autodisciplina da parte dei produttori stessi. Vino biologico, caratteristiche Il vino biologico viene ottenuto: Da uve da agricoltura biologica (senza interventi della chimica in vigneto come insetticidi e anticrittogamici); Senza l’aggiunta di acido sorbico e desolforazione; Con un quantità di solfiti pari a circa 50 mg/l in meno rispetto al vino convenzionale. Secondo la normativa vigente, per i vini biologici la quantità di solfiti non deve superare i 100 mg/l per i rosi e i 150 mg/l per i bianchi e i rosé. Il regolamento europeo, tuttavia non disciplina altri aspetti della produzione, ad esempio il consumo delle risorse energetiche, la riduzione dei reflui di produzione, il packaging, ecc., aspetti che comunque hanno un impatto ambientale. Vini biodinamici italiani I vini biodinamici sono ottenuti sulla base dei dettami di Rudolf Steiner, seguendo le fasi lunari. Esistono molti però… I protocolli biodinamici, infatti, consentono di utilizzare quasi tutti gli additivi e i coadiuvanti di cantina purché biodinamici o in alternativa biologici, o anche commerciali purché non-OGM. Viene permesso lo zuccheraggio e il ricorso a lieviti selezionati commerciali, così pure l’aggiunta di nutrimento azotato per lieviti e l’uso di batteri acidolattici per innescare la reazione malolattica. I protocolli Demeter consentono anche l’aggiunta di elevate quantità di anidride solforosa: 140  mg/l per vini bianchi con meno di 5g/l zucchero, 110  mg/l per vini rossi con meno di 5g/l zucchero e fino a 360 mg/l per i vini dolci. Inoltre è consentita la stabilizzazione tartarica, la chiarificazione con bentonite, la regolazione dell’acidità con bicarbonato di potassio, carbonato di calcio e acido tartarico. A questo punto, viene da chiedersi che differenza c’è rispetto ai vini convenzionali… .....

  • caramelle al vin brulé caramelle al vin brulé

    Caramelle al vin brulé, deliziose chicche natalizie

    Scritto da 20 novembre 2017

    Buon lunedì a tutti! Passato un bel weekend? Qui a Bologna si inizia a respirare l’atmosfera natalizia e io comincio a impazzire di gioia, vi avevo già avvisati. Proprio per questo oggi vi porto in dono un’altra ricetta/idea regalo/sfizio natalizio: le caramelle al vin brulé. Non ci avevate mai pensato? Malissimo! Sono deliziose, divertenti da fare e regalarne dei sacchettini ad amici e parenti secondo me vi metterà nella top 5 delle persone più ben volute insieme a Babbo Natale. Disclaimer: creano dipendenza, vorrete farne e mangiarne sempre di più. INGREDIENTI PER 1 LITRO DI VINO ROSSO 1 litro di vino rosso 500 g di zucchero 1 cucchiaino di cannella 5/6 chiodi di garofano la buccia grattugiata di un’arancia Come preparare le caramelle al vin brulé? Versare tutti gli ingredienti in una pentola e una volta arrivati a bollore, abbassare la fiamma e far cuocere per circa 8-10 minuti Nel frattempo, foderare la placca del forno con della carta forno e versarvi poi il composto di vino cotto ricordandovi di togliere i chiodi di garofano, livellare e lasciar raffreddare Quando la base per le caramelle si sarà solidificata tanto da poterla tagliare facilmente senza romperla, tagliate le caramelle al vin brulé come preferite, quadrate o tonde coppandole Potete a questo punto passarle nello zucchero semolato o lasciarle nude Fate raffreddare ancora per bene e conservatele in frigo finché non si saranno completamente solidificate Adesso sbizzarritevi e impacchettate come più vi piace! Non so a voi, ma a me adesso è venuta una gran voglia di caramelle al vin brulé. Quasi quasi le faccio… .....

  • vino rosso per salumi e formaggi vino rosso per salumi e formaggi

    Vino rosso per salumi e formaggi, a scuola di gusto

    Scritto da 16 novembre 2017

    Vino e salumi è un matrimonio semplicemente perfetto e naturalmente il pane ne è testimone… chiudete gli occhi solo per un istante e immaginate un bel tagliere di affettati, magari in buona compagnia di formaggi misti… un bel calice di vino è proprio quello che ci vuole! Vino rosso per salumi e formaggi, quale scegliere L’abbinamento vino e salumi non presenta particolari difficoltà. Quando si parla di salumi (prodotti a base di carne sottoposti a salatura) come prosciutto, speck, salame, mortadella e chi più ne ha ne metta, bisogna sempre pensare che si tratta di prodotti che hanno in comune una tendenza dolce, per via del grasso. Per questo motivo il vino da abbinare, oltre ad avere un grado alcolico adeguato, deve controbilanciare la presenza di grasso, rendendolo anche più digeribile. Il re indiscusso dell’abbinamento vino rosso per salumi e formaggi è il Lambrusco, grazie alla sua morbidezza fruttata. Attenzione però al sale, che il vero nemico del vino, perché esalta i sapori amari. La scelta del miglior vino rosso per salumi deve quindi ricadere su un prodotto non troppo corposo e povero di tannino. Via libera quindi a Bonarda dell’Oltrepò Pavese, Barbera del Monferrato, Bardolino, ecc. Con il salame piccante e il culatello un abbinamento di successo è con il Rosato, mentre i salumi affumicati e speziati come prosciutto di parma e lo speck si possono accompagnare anche con i vini bianchi aromatici, ad esempio il Gewürztraminer. Abbinare il vino ai formaggi, invece, è più complesso rispetto ai salumi, ma non impossibile. Trovi la nostra guida qui. .....

  • Nero d'Avola Nero d'Avola

    Ti presento il vino Nero d’Avola, caratteristiche e abbinamenti

    Scritto da 15 novembre 2017

    Il Nero d’Avola è uno dei vitigni autoctoni della Sicilia più famosi. Il vino che se ne ricava, di un bel colore rosso amaranto con riflessi rubino, viene prodotto in tutta la regione, ma soprattutto in provincia di Siracusa, nelle località di Eloro, Pachino e Noto. Nero d’Avola, caratteristiche Questo vitigno è stato introdotto, come molte altre varietà, dai Greci ai tempi della colonizzazione. Non a caso, viene allevato nella tradizionale forma ad alberello. Nelle contrade di Eloro, Pachino e Noto ha trovato il suo habitat perfetto, complice il clima secco e ventilato, mitigato dal mare. Il vino si presenta di colore rosso rubino intenso, dalla trasparenza ridotta, che con l’invecchiamento vira al granato. Al naso spicca per le sue note fruttate di amarena, prugna e more, soprattutto se vinificato in contenitori inerti come l’acciaio. Con l’affinamento in legno si arricchisce di profumi più complessi, sviluppando aromi terziari come cannella, cuoio, cacao, carruba, liquirizia o sentori balsamici di mentolo e eucalipto. Il Nero d’Avola ha un buon corpo, con una trama tannica morbida. Nero d’Avola, gradazione alcolica Questo vino ha una gradazione alcolica di 13,5°. Si consiglia di stappare la bottiglia almeno 1 ora prima della degustazione (meglio se decantato in caraffa) a una temperatura di servizio di circa 18-20°C. Per permettere la diffusione dei profumi, è preferibile utilizzare un calice ampio. I bicchieri da vino non sono tutti uguali, mi raccomando… Nero d’Avola, abbinamenti Questo vino è ideale per accompagnare la carne alla brace o alla griglia, la selvaggina, i formaggi ben stagionati e saporiti, ma anche i piatti a base di funghi. .....

  • Sagrantino di Montefalco Sagrantino di Montefalco

    Degustiamo il Sagrantino di Montefalco DOCG Briziarelli

    Scritto da 11 novembre 2017

    Il Sagrantino di Montefalco è uno dei grandi vini rossi dell’Umbria e quello realizzato dalla cantina Briziarelli ben rappresenta le migliori caratteristiche di questo prodotto, contraddistinto dalla Denominazione d’origine controllata e garantita. Un vino solido, profondo, che sa regalare ad ogni sorso nuove sensazioni organolettiche. La produzione del Sagrantino Montefalco Docg è consentita esclusivamente all’interno di una ristretta area della provincia di Perugia, per la precisione nei Comuni di Montefalco, Gualdo Cattaneo, Bevagna, Castel Ritaldi e Giano nell’Umbria, attraverso le regole di uno specifico disciplinare. Il vitigno utilizzato è il Sagrantino in purezza, coltivato a Bevagna in vigneti allevati a cordone speronato, ben ventilati e contraddistinti da terreni argillosi. Durante la vendemmia le uve vengono raccolte manualmente e deposte in cassette; in cantina i grappoli vengono selezionati e diraspati, quindi sono messi in contenitori d’acciaio inox per lo svolgimento della fermentazione alcolica, a temperatura controllata, per la durata di circa 22-25 giorni. Al termine della macerazione, vengono rimosse le bucce e si avvia la fermentazione malolattica, sempre in recipienti d’acciaio. In seguito il vino viene messo ad affinare in barriques per 12 mesi, quindi per un ulteriore anno nelle vasche d’acciaio, a temperatura controllata. Una volta imbottigliato, il Montefalco Sagrantino Briziarelli affina ancora dai 6 ai 12 mesi in bottiglia ed è commercializzato in 6.700 esemplari all’anno. Il disciplinare che regolamenta la Docg del Sagrantino di Montefalco prevede che il vino debba effettuare un periodo di affinamento obbligatorio di 30 mesi. Ora è giunto proprio il tempo di prendere il bicchiere ed assaggiare questo prodotto, che si presenta subito contraddistinto da un bel colore profondo, rosso rubino intenso, con sfumature violacee o tendenti al granato, a seconda del periodo d’invecchiamento della bottiglia. Dotato di una buona densità, al naso si presenta vivace e sontuoso, con note fruttate di mora selvatica e prugna, ed aromi speziati, tostati, nonché animali (cuoio). Specie se la bottiglia è giovane, è possibile percepirne l’alcolicità (14,5% vol) e la fragranza del legno nel quale è maturato il vino. Portando il vino alla bocca se ne percepisce la rotondità, la buona struttura e l’intensità, con tannini decisi ma bilanciati dalla massa glicerica presente; il finale è discretamente lungo e persistente, con un retrogusto di frutti rossi e frutta sotto spirito. Per gustare al meglio questo Sagrantino di Montefalco si consiglia di stappare la bottiglia almeno un’ora prima di essere consumato e servire in calici ampi ad una temperatura di servizio di 16°C. L’abbinamento ottimale è quello con arrosti, selvaggina, carni rosse, è perfetto con lo stracotto al Sagrantino, ma anche salumi e formaggi ben stagionati nel corso di un ricco aperitivo. Questo vino si presta ad un buon invecchiamento in cantina, per essere consumato diversi anni dopo dalla messa in vendita. Godetevi il vostro calice e… alla salute! .....

  • vino novello italiano vino novello italiano

    Vino novello italiano, macerazione carbonica e tutte le curiosità

    Scritto da 9 novembre 2017

    L’identikit del vino novello italiano è un rosso beverino e poco tannico, prodotto con la tecnica della macerazione carbonica. Il sapore è fresco e fruttato e il colore particolarmente vivo. Conosciamolo meglio! Vino novello italiano Il vino novello italiano è una sorta di copia del francese Beaujolais nouveau. C’è qualche differenza, tuttavia, non solo perché il vino dei cugini d’Oltralpe viene messo in commercio più tardi, ma anche per l’uso di uve 100% Gamay (un vitigno rosso autoctono della Borgogna) e l’utilizzo esclusivo della macerazione carbonica. In Italia, invece, è consentito l’uso di 60 vitigni diversi e le uve vinificate con la macerazione carbonica devono essere solo il 40%, mentre la parte restante può essere vinificata con i metodi tradizionali. Il vino novello italiano, inoltre, viene imbottigliato e commercializzato subito dopo la vendemmia (non prima del 30 ottobre) e comunque entro il 31 dicembre dello stesso anno. Vino novello, macerazione carbonica La macerazione carbonica è una particolare tecnica di vinificazione che prevede l’immissione di grappoli di uva interi (non diraspati) in contenitori chiusi ermeticamente, saturi di anidride carbonica (a una temperatura di 30°C), per un tempo variabile da 5 a 10 giorni. In questo modo i lieviti indigeni migrano dalla buccia alla polpa alla ricerca di ossigeno ed acqua, innescando un processo di fermentazione intracellulare. Gli zuccheri vengono trasformati in alcol, con un forte consumo di acido malico (anziché glicerolo come nella fermentazione alcolica tradizionale). Al termine di questa fase l’uva viene pigiata e l’eventuale residuo zuccherino trasformato in alcol con il metodo di vinificazione tradizionale. Il risultato è un vino beverino, poco tannico, dal gusto fresco e fragrante, che va bevuto entro pochi mesi dalla messa in commercio  (se ne consiglia il consumo nei primi 6 mesi perché poco stabile). Un abbinamento che crea dipendenza è con le castagne, non a caso molte sagre ed eventi enogastronomici sul novello ripropongono quest’accoppiata a quanto pare vincente! .....

  • Perla Nera Chiusa Grande Perla Nera Chiusa Grande

    Degustiamo il Perla Nera Chiusa Grande, un Montepulciano d’Abruzzo DOC

    Scritto da 4 novembre 2017

    Assaggiare un sorso di Perla Nera Chiusa Grande è provare la passione e l’intensità della terra d’Abruzzo e dell’uva Montepulciano, massima espressione del territorio. Il vino che ospiteremo nella nostra rubrica, prodotto di punta dell’azienda Chiusa Grande, è un Montepulciano d’Abruzzo Doc, strutturato e complesso anche in virtù dell’invecchiamento a cui viene sottoposto prima di essere commercializzato. L’intensità del Perla Nera è accostata metaforicamente dal titolare di Chiusa Grande, Franco D’Eusanio, alla passione ed il trasporto per una donna sfuggente e affascinante, trattandosi insomma di un vino profondo ed ammaliante, e che bene esprime le migliori qualità del Montepulciano d’Abruzzo Doc. Il vitigno utilizzato per la realizzazione del Perla Nera Chiusa Grande è il Montepulciano in purezza, coltivato secondo il metodo dell’agricoltura biologica in vigneti di 30 anni d’età, su terreni situati a Cugnoli (Pescara). La raccolta delle uve avviene manualmente, in genere nella seconda e terza settimana di ottobre, quindi i grappoli selezionati vengono diraspati e messi a macerare per 30 giorni alla temperatura controllata di 28-30°C; in seguito ha luogo la pigiatura, al termine della quale si toglie dal contatto con le bucce solo una piccola parte di mosto, in modo da ricavare una maggiore concentrazione di profumi ed aromi. Al termine della fermentazione alcolica, il vino viene definitivamente separato dalle bucce ed è messo a maturare in barriques di rovere francese per lo svolgimento della fermentazione malolattica. Dopo 18 mesi il vino è imbottigliato ed è messo in vendita solo dopo ulteriori 6 mesi di invecchiamento in bottiglia. E’ il momento di degustare il Perla Nera Chiusa Grande, dopo averlo stappato almeno un’ora prima di servirlo: versando il vino in un ampio calice possibilmente di tipo Bordeaux, possiamo notare un colore rosso rubino intenso, con riflessi granati che variano a seconda dell’invecchiamento della bottiglia, oltre che una importante densità, come è possibile osservare per mezzo degli archetti che si formano oscillando il liquido nel bicchiere. Al naso avvertiremo un bouquet intenso e persistente, con sentori di frutti rossi, confetture, aromi speziati (pepe nero) e di cioccolato, ma anche profumi di differente intensità a seconda della longevità della bottiglia. In bocca il vino sprigionerà la propria struttura, rotondità e alcolicità, con tannini morbidi ma decisi che regalano robustezza e corposità al Perla Nera, caratterizzato inoltre da un finale lungo e persistente. Questo Montepulciano d’Abruzzo Doc (14% vol) può essere conservato in cantina, con la bottiglia coricata al fresco, per un periodo anche superiore ai 10-15 anni, al fine di permettere una completa maturazione del prodotto. Si abbina egregiamente a primi piatti sostanziosi, secondi con carni rosse e cacciagione, salumi e formaggi stagionati e piccanti, ma è l’ideale anche come vino da meditazione, da sorseggiare in compagnia del proprio partner. Ricordatevi di servire il vino ad una temperatura di servizio compresa fra i 18 ed i 20°C e di gustarlo per bene. Alla salute! .....

  • vini da regalare per il pranzo di natale vini da regalare per il pranzo di natale

    3 vini da regalare per il pranzo di Natale

    Scritto da 3 novembre 2017

    Ci siamo, non vedevo l’ora che arrivasse questo momento: siamo ufficialmente nel pre Natale e adesso vi beccate questo mio post sui 3 vini da regalare per il pranzo di Natale. Argomento che divide ancora di più le masse in quelli che basta che si brindi e non scherziamo, il vino per il pranzo di Natale è una cose seria, siamo enocultori noi. In realtà la questione non è poi così complicata e richiede solo qualche piccola riflessione. Ciò che accomuna più o meno tutti è la definizione del budget, ecco, non occorre spendere centinaia di euro per acquistare una buona bottiglia, anche stando sui 20-25 euro faremo una figura degna della renna meglio agghindata. I gusti, poi; cosa piacerà ai commensali e cosa si mangerà? Se in altre occasioni dell’anno è molto difficile azzeccare menù e abbinamenti, a Natale andiamo più sul sicuro perché bene o male, dalle Alpi alla Piramidi e dal Manzanarre al Reno il menù è grosso modo lo stesso. Quindi io direi che la scelta può ricadere su tre categorie precise: aperitivo, pranzo, dessert. Vuoi non brindare insieme alla nonna che ti ha spacciato dietro la porta 50 euro per il gelato? Prosecco, Prosecco come se non ci fosse un domani, così poi gli zuccheri del gelato serviranno davvero a ripristinare tutto. Scegliere di regalare un vino da aperitivo è una soluzione che risolve ogni problema. E poi le bolle fanno very Natale. Il pranzo, adesso. Tra i vini da regalare per il pranzo di Natale sicuramente non può mancare una proposta più strutturata da abbinare alla super lasagna, alla ingordissima pasta al forno con le polpettine e agli arrosti preparati in tutti i dialetti d’Italia. Cosa ho scelto per voi? Il signor Nero d’Avola, che metterà certamente d’accordo tutti. Non molto a casa mia perché mio padre non lo gradisce, ma lui è uno da Prosecco. Se però volete regalare qualcosa da abbinare al dolce, vi direi di non buttarvi sul classico spumante dolce, tanto quello non manca da nessuna parte in quei giorni e al massimo verrà tirato fuori dalle confezioni doppie panettone-spumante. Stupite tutti con un Passito, suave suavecito. Sta benissimo col panettone ma anche con i dolci carichi di frutta secca, con quelli ricoperti di miele, con i torroni e pure con l’immancabile pandoro tagliato a stella colante di mascarpone. Adesso vorrei che fosse subito Natale. Ah, è venerdì però, quindi Prosecco. Cin cin. .....

  • Quanto si conserva il vino rosso Quanto si conserva il vino rosso

    Quanto si conserva il vino rosso o bianco aperto?

    Scritto da 31 ottobre 2017

    Ti sarà sicuramente capitato di lasciare una bottiglia stappata in frigo e di chiederti quanto si conserva il vino rosso o bianco una volta aperto. La durata di una bottiglia aperta dipende dalla tipologia di  vino, ma anche e soprattutto dal metodo di conservazione. Quanto si conserva il vino rosso In linea generale si può dire che il vini rossi si conservano con il loro tappo in un posto fresco e buio per 3-5 giorni. Quanto si conserva il  vino bianco e rosato I vini bianchi leggeri e i rosati, una volta aperti, si conservano per 5-7 giorni in frigo, con il loro tappo. Quanto si conserva il  vino bianco corposo e/o invecchiati I vini bianchi corposi e/o invecchiati si conservano in frigo con il loro tappo per 3-5 giorni. Quanto si conserva il  vino passito I vini passiti, ma anche quelli fortificati, hanno un ciclo di vita più lungo una volta aperti rispetto ai “colleghi” e si mantengono benissimo da 7 a 28 giorni in un posto fresco e buio o in frigo (in caso di passiti da servire freddi). Quanto si conserva il  vino Spumante Le bollicine si mantengono per 1-3 giorni nel frigo con un tappo per spumanti. Al di là della tipologia di vino, a determinare la durata di un vino rosso o bianco una volta aperto è in realtà il tappo. Esistono tappi, infatti, che prolungano enormemente la vita di un vino stappato, anche per oltre 3 settimane. I tappi che creano il sottovuoto (muniti di pompetta aspira-aria), ad esempio, sono in grado di eliminare l’ossigeno tra il livello del liquido che è avanzato e il tappo stesso anche per 2 settimane. In alternativa, si può acquistare il Coravin, uno strumento molto utile che permette di versare il vino senza stappare la bottiglia. È una sorta di “pistola”, che fora la capsula della bottiglia attraverso un ago sottilissimo, e insuffla argon (un gas inerte) al suo interno. In questo modo si impedisce all’ossigeno di entrare in contatto con il vino. Per il momento il sistema funziona solo con i tappi di sughero, che si richiudono spontaneamente dopo il foro. .....

  • Chianti DOCG Banfi Chianti DOCG Banfi

    Degustiamo il Chianti DOCG Banfi

    Scritto da 28 ottobre 2017

    Asciutto, brioso e con la giusta acidità: è questo il Chianti DOCG Banfi, il vino che degusteremo insieme per la rubrica “A tavola con il sommelier”. Sicuramente tutti avrete sentito parlare almeno una volta del Chianti, uno dei vini italiani più famosi al mondo: quello che assaggeremo oggi è la versione base di una delle cantine più prestigiose e storiche presenti sul territorio nazionale. La produzione del Chianti a Denominazione d’origine controllata e garantita è consentita all’interno di una precisa area geografica della Toscana, e la tenuta Banfi è situata tra i fiumi Orcia ed Ombrone, nel versante meridionale del Comune di Montalcino (Siena), zona vitivinicola d’intenso e ben noto pregio. Questa bottiglia rispecchia egregiamente la tradizione della terra toscana, nonché il carattere proprio delle produzioni Banfi. I vitigni impiegati per la realizzazione del Chianti DOCG Banfi sono il Sangiovese per il 90% (lo stesso vitigno del Brunello di Montalcino), oltre che porzioni variabili di Cabernet Sauvignon e Canaiolo Nero per il restante 10%. La raccolta delle uve avviene nel mese di settembre, quindi i grappoli selezionati vengono diraspati e messi a macerare e fermentare per circa una settimana; dopo lo svolgimento della fermentazione alcolica e malolattica, il vino è messo a maturare in recipienti d’acciaio per un massimo di 6 mesi. Ora accingiamoci a degustare il Chianti Docg di Banfi, utilizzando possibilmente un calice di tipo Bordeaux, ideale per far risaltare le proprietà organolettiche del prodotto e permetterne l’ossigenazione. Ad un esame visivo possiamo notare un colore rosso rubino profondo, con riflessi violacei che potrebbero variare a seconda dell’invecchiamento della bottiglia; il vino presenta inoltre una discreta densità, come è possibile constatare dagli archetti che si formano oscillando il liquido nella parete interna del bicchiere. L’esame olfattivo regala un intenso e deciso bouquet composto da sentori floreali, come l’iris e la violetta, aromi di frutta (prugna) e leggere sensazioni di cuoio o tabacco. Portando il calice alla bocca scopriremo un vino elegante, asciutto e dotato di una buona acidità, quindi fresco e bevibile. Equilibrato e sufficientemente alcolico per un rosso (13% vol), questo Chianti è contraddistinto da un finale mediamente lungo e persistente, lievemente contraddistinto da sentori fruttati. Il prodotto in oggetto può essere conservato in cantina per consentirne un invecchiamento di alcuni anni, ma può essere anche consumato subito dopo l’acquisto, in quanto di pronta beva. Con cosa abbinare al meglio questo vino, in modo tale da esaltarne le caratteristiche? Il Chianti Docg Banfi si accompagna molto bene a primi piatti con ragù di carne, secondi con carni rosse e selvaggina, oltre che salumi e formaggi stagionati. Mi raccomando di stappare la bottiglia almeno un’ora prima della degustazione, e di servire il vino ad una temperatura di servizio compresa fra i 18 ed i 20°C. Che dirvi ancora… alla salute! .....

  • Abbinamento zucca e vino rosso Abbinamento zucca e vino rosso

    Abbinamento zucca e vino rosso o bianco?

    Scritto da 26 ottobre 2017

    L’autunno e Halloween consacrano la zucca  a regina delle verdure di stagione! Scopri i segreti per un abbinamento zucca e vino rosso o bianco ad hoc! Abbinamento zucca e vino bianco La zucca ha un sapore molto delicato, che tende al dolce e per via di questa caratteristica è perfetta con i formaggi grassi, il pesce dal gusto deciso, la carne aromatizzata, i salumi, ma anche i cereali e la polenta. Ma come si abbina al vino? Se scegliamo la tecnica della contrapposizione di sapore, bisogna valutare prima di tutto le caratteristiche gusto-olfattive del piatto nella sua interezza. Con un bel risotto alla zucca, ad esempio, che ha un sapore aromatico, tendenzialmente dolce e una leggerissima grassezza/untuosità l’ideale è un vino bianco corposo, con una discreta freschezza e una buona morbidezza come il Greco di Tufo o il Fiano. Si possono abbinare anche le bollicine, come uno Spumante metodo Classico o IL Franciacorta. Anche con il risotto zucca e gorgonzola o la crema di zucca è da preferire l’abbinamento con un vino bianco, ma possiamo osare di più e puntare su qualcosa di più dolce e aromatico, come il Gewürztraminer. Abbinamento zucca e vino rosso L’abbinamento della zucca con il vino rosso è decisamente più insidioso, ma non impossibile! Con un bel piatto di gnocchi di zucca o di tortelli di zucca si può abbinare il Lambrusco, meglio ancora di Sorbara, che fra le quattro varietà di Lambrusco modenese DOP, ha un colore più chiaro, un sapore leggermente acidulo e un profumo fruttato e fresco, con una tipica nota nota di violetta. .....

  • Barbera Barbera

    Ti presento il vino Barbera: caratteristiche, prezzo e abbinamenti

    Scritto da 18 ottobre 2017

    La Barbera è il vitigno piemontese per eccellenza. Il vino che se ne ricava è veramente piacevolissimo, tant’è che la sua forza è proprio la bevibilità. Barbera, caratteristiche Le zone storiche della Barbera sono il Monferrato, la provincia d’Asti e nelle Langhe (Barbera d’Alba), ma insieme al Sangiovese, è il vitigno a bacca rossa più diffuso in Italia. Il vino che se ne ottiene è di un bel colore rosso rubino intenso. Colpisce l’olfatto in modo immediato per i suoi sentori di frutta rossa e fiori, che si fanno più complessi e speziati nelle versioni invecchiate. Al palato colpisce per la pronunciata acidità e il basso contenuto di tannini. Oltre i confini piemontesi, il vitigno è diffuso in Lombardia, soprattutto nella zona dell’Oltrepò Pavese, dove viene utilizzato tagliata con la Croatina e la Bonarda per risultati più morbidi o per la produzione dei rossi frizzanti. In Emilia Romagna, in particolare verso i Colli Piacentini e in Val Tidone la Bonarda viene impiegata per produrre il Gotturnio. Barbera, prezzo Una vino di buona qualità non può assolutamente costare meno di 2,50-3 euro, anche al supermercato. Diffida delle offerte! Barbera, abbinamenti Questo vino, grazie al buon grado di freschezza, si sposa bene con tutti quei piatti tendenzialmente dolci o grassi. Via libera, quindi, all’abbinamento con formaggi di media stagionatura, vitello tonnato, aperitivi a base di crostini al prosciutto o al lardo di Colonnata. È ideale anche per accompagnare primi piatti con sughi a base di carne e/o formaggio e naturalmente, le carni in generale: arrosto di manzo, salsicce, bollito misto, ecc. La temperatura di servizio consigliata è di 15-17°C. La Barbera frizzante o i vini giovani possono essere serviti anche a 13-15°C. .....

Altri Articoli
Vai Su

Informativa: Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Leggi la Cookie Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi