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  • Rosso Piceno Rubideo Rosso Piceno Rubideo

    Degustiamo il Rosso Piceno Rubideo di Libenzi

    Scritto da 30 dicembre 2017

    Un vino di carattere, robusto ed elegante: è il Rosso Piceno Rubideo, prodotto dall’azienda Libenzi, situata nel Comune di Corinaldo (Ancona). Quello che ci apprestiamo a degustare è un interessante prodotto che nasce sulle colline marchigiane situate a circa 20 km dal Mare Adriatico, e rappresenta bene la categoria del Rosso Piceno a Denominazione d’origine controllata. I vitigni utilizzati per la produzione del Rubideo sono il Montepulciano, per l’80%, ed il Sangiovese, per il restante 20%; i terreni sono situati a 250 metri sul livello del mare, ed esposti ad est e sud-est, con un suolo di tipo argilloso e calcareo. Proseguendo con i dettagli tecnici, vale la pena di sapere che i vigneti, impiantati tra il 2001 ed il 2002, sono allevati a spalliera e che la produzione per ciascuna pianta è di circa 1,3 kg di uva. Dopo la vendemmia, che avviene manualmente, i grappoli vengono diraspati e messi a fermentare in recipienti di acciaio inox, per 10 giorni, alla temperatura controllata di 25°C. Successivamente il mosto viene separato dalle bucce ed è messo a maturare in contenitori di acciaio; prima di essere commercializzato, il Rosso Piceno Rubideo affina per un periodo in bottiglia. Versando il vino nel bicchiere, possibilmente un calice dall’apertura non troppo ampia, questo Rosso Piceno Doc si dimostra un prodotto ben più complesso di quanto il procedimento per la sua realizzazione farebbe supporre. Il colore rosso rubino intenso e scuro, è caratterizzato da riflessi violacei o granati (a seconda dell’invecchiamento della bottiglia) e da una buona densità. Al naso si percepisce subito un intenso insieme di aromi fruttati (frutti di bosco), sentori speziati ed altre note che farebbero quasi pensare ad un vino maturato in botte. La piacevolezza del bouquet si ritrova passando all’esame gustativo, dove il Rubideo si presenta ben strutturato, di buon corpo, asciutto e rotondo; una punta di sapidità e tannini dolci ma ben avvertibili precedono un finale persistente e con un retrogusto fruttato. Il Rosso piceno Rubideo è uno di quei vini che si abbina egregiamente a numerosi piatti, dai primi a base di ragù di carne o la pasta ripiena, ai secondi formati da carni arrosto e selvaggina. E’ ideale anche per accompagnare un ricco aperitivo a base di salumi e formaggi stagionati, come il ciauscolo ed il pecorino, o le pietanze del ricco cenone di Capodanno. Ricordatevi di stappare la bottiglia un’ora prima della degustazione e di consumare ad una temperatura di servizio di 18°C. Si presta ad un invecchiamento in cantina di alcuni anni. Buon anno nuovo e… alla salute! .....

  • Castello Sonnino Castello Sonnino

    In giro per cantine: Castello Sonnino e il suo Chianti Montespertoli

    Scritto da 24 dicembre 2017

    Nel nostro viaggio alla scoperte delle Cantine Italiane, oggi incontriamo Castello Sonnino a Montespertoli, in provincia di Firenze. L’azienda, che appartiene al Barone De Renzis Sonnino, prende il nome dalla torre duecentesca che domina il podere di 40 ettari a vigneti e 17 a uliveti. L’azienda coltiva soprattutto uva Sangiovese. Hanno poi una discreta produzione di Merlot. Anche il Cabernet Sauvignon è presente nei suoi vigneti, insieme a piccoli appezzamenti di Malbec, Sirah, Cabernet Franc e Petit Verdot. Recentemente hanno impiantato una piccola parcella di Viognier, e infine hanno il Trebbiano per il Vinsanto. A proposito del Vinsanto (o Vin Santo), un vino tradizionale toscano, ci raccontano che: “Le uve di Trebbiano vengono raccolta da un’unica vigna al massimo della maturazione, vengono stese sui graticci di canne nella vinsantaia, dove rimangono, in quest’ambiente areato e ventilato naturalmente, dai tre ai cinque mesi, a seconda della qualità della vendemmia. Una volta pressate le uve disidratate e ottenuto il mosto, quest’ultimo viene lasciato a riposare per 5 anni sotto i tetti della vinsantaia in caratelli di legno, ognuno di capacità differente, e dove in alcuni precedentemente si è conservato brandy, whiskey, Porto o sherry. Il risultato è un prodotto estremamente complesso al naso e sul palato; gli aromi vanno dalla mandorla al miele, al caramello, aranci canditi e frutta secca; molto pieno, pulito e vellutato e con un finale estremamente lungo. Può essere sia un vino da dessert o da meditazione, che un aperitivo, bevuto freddo  e abbinato a formaggi stagionati o bleu, o a delle terrine di fegato di pollo”. Castello Sonnino, oltre che per il suo Vin Santo è particolarmente famoso per il Chianti Montespertoli DOCG (“Il Sonnino”), un vino rosso, fermo e secco, a base di Sangiovese, con una piccola percentuale di Canaiolo, e meno del 5% di uve bianche. L’azienda produce anche un Chianti Montespertoli nella versione Riserva con l’80% di Sangiovese, 10% di Cabernet Sauvignon e 10% di Merlot. Come ci spiegano: “Produciamo 3 IGT: Il Leone Rosso: 30% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 30% Malbec, 10% Ancellotta. Quest’ultimo vino, come il Chianti base, non viene passato in legno, e anche questo va bevuto giovane per apprezzarne in pieno la freschezza e le sensazioni floreali e di frutta rossa. Il Cantinino: 100% Sangiovese selezionato, che viene passato in barriques di rovere francese per 16/18 mesi. Il Sanleone: 70% Merlot, 20 Sangiovese selezionato, 10% Petit Verdot, e anche questo riposa per circa 16/18 mesi in barriques”. .....

  • Conegliano Valdobbiadene Prosecco Conegliano Valdobbiadene Prosecco

    Ti presento il Conegliano Valdobbiadene Prosecco

    Scritto da 21 dicembre 2017

    Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco è un vino bianco elegante e dai profumi fruttati e floreali. La sua storia è legata indissolubilmente al territorio collinare tra Conegliano e Valdobbiadene, candidato dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco a entrare nella lista dei Siti Patrimonio dell’Umanità. Conegliano Valdobbiadene Prosecco, la sua storia La zona di produzione comprende il territorio di 15 comuni e si estende nella fascia collinare della provincia di Treviso compresa tra le cittadine di Conegliano e Valdobbiadene (un’area di circa 18mila ettari), a 50 km da Venezia e circa 100 dalle Dolomiti. In questa zona il Prosecco si produce da più di 2 secoli, ma è con la fondazione a Conegliano della prima Scuola Enologica d’Italia (nel 1876) che inizia il suo successo. Il vitigno base per la produzione dei vini Conegliano Valdobbiadene Prosecco è la Glera. Possono essere impiegate anche altre uve, purché in una percentuale complessiva che non superi il 15%. Il vitigno Verdisio, ad esempio, viene spesso integrato nell’uvaggio del Prosecco per aumentarne acidità e sapidità. La Perea per rinforzarne il bouquet e l’aroma e la Bianchetta per “ingentilire” il vino. I vitigni aggiuntivi, sebbene siano secondari, giocano un ruolo importante nel conferire al Prosecco sfumature di gusto e profumi sempre nuovi. Questo vino, considerato uno dei più importanti ambasciatori dei vini italiani nel mondo (nel 2013 ha superato le vendite mondiali di Champagne), si presenta di colore giallo paglierino brillante e dalla spuma persistente. Al naso si percepiscono i sentori floreali e fruttati e al palato colpisce per il suo sapore secco o amabile. Conegliano Valdobbiadene Prosecco, abbinamenti Questo Prosecco è ottimo per accompagnare l’aperitivo, ma è perfetto anche in abbinamento ad antipasti, primi piatti e secondi di pesce. Si consiglia di servire a una temperatura di servizio di 8-10°C. .....

  • vini da abbinare al panettone vini da abbinare al panettone

    Vini da abbinare al panettone e al pandoro

    Scritto da 5 dicembre 2017

    Che Natale sarebbe senza panettone o pandoro?… ma attenzione a non rovinare questo appuntamento classico della tradizione con il vino sbagliato! Un errore molto comune, come avevamo già spiegato un po’ di tempo fa parlando di dessert e vino, è quello di servire il dolce con vini secchi come il Prosecco, lo Champagne o lo Spumante brut. Come insegnano i sommelier, il dolce vuole il dolce e non si discute! Vini da abbinare al panettone Il Panettone, con le sue caratteristiche di dolcezza (ma contentua!), aromaticità e grassezza, si abbina molto bene ai vini che richiamano analoghe sensazioni al naso e in bocca, quindi frutta candita e uva in primis. La sensazione grassa, data dalla presenza del burro, richiede però una contrapposizione con un vino sapido e fresco. Tra i vini da abbinare al panettone i Passiti sono sicuramente indicati, ma attenzione a non mandare la lingua in tilt con un sovraccarico di dolcezza. Meglio se sono dotati di buona freschezza. Anche i vini Moscati sono perfetti per accompagnare una fetta di buon panettone, soprattutto se affiancato da una piccola dose di crema pasticcera o crema di mascarpone. La dolcezza che si avverte in bocca, infatti, viene bilanciata da una rinfrescante acidità. Un abbinamento assolutamente favoloso è con i vini Malvasia: pura poesia nel bicchiere. Vini da abbinare al pandoro Il pandoro, non avendo canditi e uva passa nell’impasto, è meno problematico rispetto al panettone, ma obbedisce alla stessa regola: il dolce va con il dolce. Il pandoro, oltre a essere molto zuccherino, è particolarmente grasso. I vini da abbinare al pandoro che ti suggeriamo sono: il Moscato d’Asti o meglio ancora l’Asti spumante che, grazie alla presenza dell’anidride carbonica, aiuta a ripulire il palato. E se proprio vuoi stupire i tuoi commensali, porta in tavola lo Champagne dolce: sapido, ma dolce e profumato, con una spiccata mineralità, lascerà tutti a bocca aperta… .....

  • Cannonau vitigno Cannonau vitigno

    Cannonau: vitigno caratteristiche e abbinamenti

    Scritto da 29 novembre 2017

    Il Cannonau è il vitigno più antico del Mediterraneo e risale a molto prima che gli Spagnoli, intorno al 1400, arrivassero in Sardegna. Il vino che si ottiene ha una personalità calda e intensa, come gli abitanti di quest’isola meravigliosa. Del resto ci sarà stato un motivo se Gabriele d’Annunzio, scriveva: “A te consacro, vino insulare, il mio corpo e il mio spirito…”. Cannonau, il vitigno Si ritiene erroneamente che il Cannonau vitigno sia stato importato dagli Spagnoli durante il periodo aragonese dell’isola. Al contrario, come dimostrano studi recenti, sono stati i sardi, che navigando in tutto il Mediterraneo, hanno contribuito a diffondere il Cannonau in Spagna, in particolare a Siviglia, dov’è noto come “Canonazo”. La coltivazione è diffusa in tutta l’isola, ma trova il suo habitat perfetto nell’entroterra e soprattutto l’Ogliastra. Cannonau, caratteristiche Il Cannonau si presenta di un bel colore rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento. Viene prodotto in purezza o con al massimo il 10% di uve aggiunte a bacca nera ammesse dal regolamento e può essere secco, passito e liquoroso dolce (con aggiunta di alcol o mosto). Al naso spiccano le note fruttate di ribes, fragola, ciliegia e prugne. Si possono percepire anche sentori floreali, che richiamano soprattutto alla rosa passita. Il sapore è caldo e sapido. Abbinamenti Il Cannonau si abbina molto bene ai brasati, alla selvaggina e alle carni rosse in generale. È perfetto con i formaggi, soprattutto quelli stagionati e saporiti (es. pecorino sardo). Nella versione liquorosa dolce è ideale per accompagnare dessert di pasticceria secca, ma anche le macedonie di frutta. Questo vino va gustato fresco. La temperatura di servizio consigliata è di 16-18°C. Mi raccomando, stappate la bottiglia almeno un’ora prima di servire. .....

  • vino bianco dell’Alto Adige vino bianco dell’Alto Adige

    Vino bianco dell’Alto Adige: Chardonnay o Riesling?

    Scritto da 27 novembre 2017

    Se sei curioso di assaggiare un vino bianco dell’Alto Adige, oltre all’aromatico Gewürztraminer, non posso che consigliarti lo Chardonnay o il Riesling (renano, da non confondere con l’italico). Sono due vini bianchi eccellenti, considerati tra i migliori al mondo. Vino bianco dell’Alto Adige: Chardonnay Lo Chardonnay è un vino molto duttile. Viene usato, infatti, per la produzione di numerosi vini bianchi, ma anche dei migliori spumanti del mondo. Il colore di questo vino va dal giallo paglierino al giallo dorato, secondo il tempo di fermentazione e la tipologia. In bocca si ritrova tutto quello che si sente al naso: mela, ananas e banana. Le note di mineralità arrotondano il gusto. Lo Chardonnay è perfetto per l’aperitivo, ma accompagna molto bene anche le carni bianche, i formaggi, verdure e portate a base di pesce. Va servito abbastanza freddo, a una temperatura di servizio di 10°C. Nel caso di versioni affinate in legno o invecchiate, la temperatura di degustazione va alzata di 2-3°C. Vino bianco dell’Alto Adige: Riesling Il Riesling renano, originario della valle del Reno, in Germania, viene coltivato principalmente nel Trentino Alto Adige. La sua diffusione nel nostro Paese è recente rispetto ad altri vitigni e risale all’inizio del Novecento. Il vino che si ottiene è di colore giallo tenue, con riflessi verdolini. Se affinato in legno o invecchiato per molti anni, il colore tende a virare al giallo paglierino o al dorato. Ha un profumo spiccatamente intenso e aromatico, con note fruttate di limone, pompelmo, cedro e mela verde. Sono presenti anche note floreali di biancospino, gelsomino, glicine e camomilla. Il Riesling può essere sia secco che dolce, e se invecchiato può sviluppare aromi di burro, miele e cera d’api. La temperatura di degustazione consigliata è di 10°C e la bottiglia va stappata una mezz’ora prima per favorire l’ossigenazione. Questo vino, grazie alla buona mineralità, si abbina perfettamente con il pesce, i molluschi, e i crostacei. È ideale anche per accompagnare carni bianche e formaggi caprini. .....

  • Lambrusco Lambrusco

    Ti presento il Lambrusco: vitigno, caratteristiche e prezzo

    Scritto da 22 novembre 2017

    Il Lambrusco, con il suo carattere allegro e vivace, è un vino rosso conviviale, ma mai troppo impegnativo. Simbolo dell’Emilia Romagna, vanta una storia antichissima. Diversi autori classici come Plinio e Catone, nelle loro opere fanno riferimento alla “Lambrusca vitis”, una particolare specie di vite selvatica che cresceva ai margini delle campagne. Il Vitigno Con il termine Lambrusco s’intende in realtà un gruppo di vitigni di matrice comune. Modena è la patria indiscussa di questo vino, che viene prodotto in diverse versioni. I più famosi sono il Lambrusco di Sorbara, il Grasparossa di Castelvetro, il Salamino di Santa Croce, il Marani e il Maestri. Tutte queste tipologie, seppur riunite nella categoria “Lambrusco modenese”, hanno caratteristiche proprie. Quello di Sorbara, ad esempio, ha una nota aromatica pronunciata e un’elevata acidità, ma anche una certa leggerezza e vivacità. Il Grasparossa è meno acido e più corposo, il Lambrusco Salamino di Santa Croce è un po’ la sintesi dei due fratelli maggiori, con tannini meno intensi del Grasparossa e un’acidità più contenuta rispetto al Sorbara. Il Maestri è un vino molto tannico, acido e molto fruttato, ideale per accompagnare piatti molto grassi (es. il cotechino). Infine, il Lambrusco Marani è un vino molto strutturato, vinoso e acido. Le Caratteristiche Il Lambrusco (nelle varie tipologie) può essere secco e frizzante o amabile. La versione secca del Lambrusco si abbina molto bene con piatti di buona succulenza e tendenzialmente grassi come le paste asciutte con sughi di carne, gli arrosti, i salumi e i formaggi (anche invecchiati o erborinati). Il Lambrusco amabile è un ottimo vino da dessert (soprattutto per accompagnare la pasticceria secca) o da conversazione. La temperatura di servizio ideale varia di 6°C agli 8°C. Parliamo di Prezzi Come diciamo spesso, produrre il vino non è una cosa semplice e richiede numerosi passaggi. Il costo di una bottiglia di vino di buona qualità non può essere inferiore ai 3 euro. Qui, troverai qualche consiglio su come comprare un buon vino al supermercato. .....

  • vini naturali cosa sono vini naturali cosa sono

    Vini naturali cosa sono e differenze con il vino biologico e biodinamico

    Scritto da 21 novembre 2017

    Sempre più spesso si sente parlare di vini naturali cosa sono e che differenza c’è con i vini biologici e biodinamici? Vini naturali cosa sono Per definizione i vini naturali sono ottenuti: Senza l’impiego di sostanze chimiche in vigna (pesticidi di sintesi, erbicidi o insetticidi); Da uve raccolte a mano e fermentate senza aggiunta di lieviti o enzimi o aiuti di altro tipo alla fermentazione; Senza aggiunta di zuccheri o mosti concentrati; Senza filtrazione; Senza micro-ossigenazione o osmosi inversa; Senza correttori di acidità; Senza anidride solforosa; Senza additivi enologici in cantina (solfiti). I vini naturali, tuttavia, non sottostando ad alcuna normativa, sono spesso addizionati con i solfiti per prevenire deviazioni batteriche o prevenire ossidazioni. Da questo punto di vista esistono di fatto vari gradi di “naturalità”, frutto dell’autodisciplina da parte dei produttori stessi. Vino biologico, caratteristiche Il vino biologico viene ottenuto: Da uve da agricoltura biologica (senza interventi della chimica in vigneto come insetticidi e anticrittogamici); Senza l’aggiunta di acido sorbico e desolforazione; Con un quantità di solfiti pari a circa 50 mg/l in meno rispetto al vino convenzionale. Secondo la normativa vigente, per i vini biologici la quantità di solfiti non deve superare i 100 mg/l per i rosi e i 150 mg/l per i bianchi e i rosé. Il regolamento europeo, tuttavia non disciplina altri aspetti della produzione, ad esempio il consumo delle risorse energetiche, la riduzione dei reflui di produzione, il packaging, ecc., aspetti che comunque hanno un impatto ambientale. Vini biodinamici italiani I vini biodinamici sono ottenuti sulla base dei dettami di Rudolf Steiner, seguendo le fasi lunari. Esistono molti però… I protocolli biodinamici, infatti, consentono di utilizzare quasi tutti gli additivi e i coadiuvanti di cantina purché biodinamici o in alternativa biologici, o anche commerciali purché non-OGM. Viene permesso lo zuccheraggio e il ricorso a lieviti selezionati commerciali, così pure l’aggiunta di nutrimento azotato per lieviti e l’uso di batteri acidolattici per innescare la reazione malolattica. I protocolli Demeter consentono anche l’aggiunta di elevate quantità di anidride solforosa: 140  mg/l per vini bianchi con meno di 5g/l zucchero, 110  mg/l per vini rossi con meno di 5g/l zucchero e fino a 360 mg/l per i vini dolci. Inoltre è consentita la stabilizzazione tartarica, la chiarificazione con bentonite, la regolazione dell’acidità con bicarbonato di potassio, carbonato di calcio e acido tartarico. A questo punto, viene da chiedersi che differenza c’è rispetto ai vini convenzionali… .....

  • Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi

    Ti presento il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi

    Scritto da 18 novembre 2017

    Elegante e versatile, il vino che ci accingiamo a degustare questa settimana è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc di Cantine Marconi, un’azienda che ha sede nel Comune di San Marcello, in provincia di Ancona. Il Verdicchio è un vino bianco fra i più noti in Italia e nel mondo, e si ricava dall’omonimo vitigno, coltivato nelle Marche già dal 1600; le aree produttive più note sono quelle dei Castelli di Jesi e di Matelica, nei territori di Ancona e Macerata, entrambe caratterizzate dalla Denominazione d’origine controllata. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi (Corona Reale) è un Verdicchio appartenente alla prima categoria, contraddistinto inoltre dalla dicitura Classico, in quanto realizzato nella più antica area di coltivazione, e cioè in Comuni posti a ridosso del fiume Esino, e Superiore, poiché dotato di una maggiore gradazione alcolica (14% vol) rispetto alla versione base. Il vitigno utilizzato per la realizzazione di questo prodotto è il Verdicchio in purezza, coltivato in vigneti esposti a sud-est, su terreni di tipo argilloso-calcareo. La vendemmia tardiva permette di selezionare i grappoli più maturi (la resa è di 1,5 kg per ceppo), che vengono portati in cantina per essere diraspati e pigiati. La fermentazione avviene in recipienti di acciaio inox a temperatura controllata, in seguito viene svolta la maturazione su fecce nobili sia in acciaio che in botte, per pochi mesi, al fine di donare maggiore corposità al vino. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi Corona Reale è commercializzato con un’originale etichetta realizzata dal pittore marchigiano Alvaro Tonti. Non ci resta che procedere all’analisi organolettica di questo vino: una volta versato in sottili calici a tulipano di media ampiezza, potremo notare un colore giallo paglierino brillante con riflessi dorati, con una buona densità descritta dagli archetti nella parete interna del bicchiere. Al naso percepiremo un bouquet decisamente fresco ed intenso, nel quale spiccano sentori di frutta a polpa bianca come la pesca, e note lievemente agrumate, quindi aromi floreali, di tiglio e piccoli fiori bianchi, nonché di mandorla e vaniglia. Portando il vino alla bocca possiamo coglierne la pienezza, la buona struttura, unite a corpo, armonia e rotondità, ben presenti in questo prodotto dal finale persistente e caratterizzato da note fruttate e di mandorla leggermente amara. Il Verdicchio consente un ampio ventaglio di abbinamenti e la tipologia Classico Superiore, in virtù della maggiore gradazione alcolica, permette di abbinare questo vino anche ai piatti più complessi e succulenti. E’ ottimo con antipasti, piatti vegetariani, verdure, fritti, carni bianche e pesce: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi si accompagna egregiamente ad un aperitivo a base di sushi, oppure a primi piatti come il risotto alla marinara, la pasta al pesto o con vongole e zucchine; provatelo anche con crostacei, cozze gratinate, pesce di media taglia al forno con patate o con il pesce spada, sarà un’accoppiata perfetta! Infine questo vino si sposa bene anche con del pollo o del tacchino ben conditi. Ricordatevi di servirlo fresco ad una temperatura di servizio compresa fra i 14 ed i 16°C, e di non conservarlo in cantina per più di cinque anni. Alla salute! .....

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