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Aricoli taggati con "vino bianco"

  • vino bianco delle Cinque Terre Sciacchetrà vino bianco delle Cinque Terre Sciacchetrà

    Vini

    Vino bianco delle Cinque Terre Sciacchetrà, abbinamenti e temperatura di servizio

    Scritto da 9 gennaio 2018

    Il vino bianco delle Cinque Terre Sciacchetrà è un passito elegante e ricercato, che viene prodotto con due vitigni a bacca bianca autoctoni della Liguria: Bosco e Albarola, uniti al Vermentino (un vitigno diffuso soprattutto in Sardegna, Corsica, e sulla costa toscana fino alla riviere ligure di levante). Vino bianco delle Cinque Terre Sciacchetrà: caratteristiche Ha ottenuto il riconoscimento della DOC nel 1973 e la zona di produzione è appunto quella delle Cinque Terre (Monterosso, Rigomaggiore, Corniglia, Manarola, Vernazza), in provincia di La Spezia. Si ottiene dalle uve Bosco (60%), Albarola e Vermentino (al massimo 40%), che vengono fatte appassire sui graticci all’ombra e in ambiente ventilato per almeno 2 mesi. Il nome sembra fare riferimento alla pratica della diraspatura e pigiatura, quindi da “schiaccia e trai”. Da tali uve si ricava al massimo il 30% in vino, il che giustifica il prezzo elevato delle bottiglie. Il Cinque Terre Sciacchetrà si presenta di colore giallo oro, con riflessi ambrati. È dotato di buona struttura e il profilo olfattivo è decisamente suggestivo, con aromi di agrumi canditi, albicocca secca, miele d’acacia e frutta secca. La dolcezza viene temperata da una buona freschezza che lo rende perfettamente equilibrato. Vino bianco delle Cinque Terre Sciacchetrà, abbinamenti Il Cinque Terre Sciacchetrà dà il meglio di sé con i formaggi stagionati e piccanti, ma è ottimo anche da solo come vino da meditazione, soprattutto se l’invecchiamento è superiore ai 5 anni. Accompagna molto bene anche vari tipi di dessert quando il vino ha raggiunto l’invecchiamento di 3-5 anni (es. Pandolce genovese, il panforte di Siena). Vino bianco delle Cinque Terre Sciacchetrà, temperatura di servizio Questo vino va servito a una temperatura di servizio di 12-14°C, in bicchieri piccoli a tulipano, con stelo alto e bordo leggermente svasato. .....

  • Vini da Capodanno Vini da Capodanno

    Vini

    Vini da Capodanno e da capogiro!

    Scritto da 28 dicembre 2017

    Sopravvissuti al pranzo di Natale, non resta che affrontare l’ultima sfida a tavola: Capodanno! Le bollicine sono sempre le benvenute, quindi Champagne a go go, ma se cerchi qualche alternativa altrettanto valida, continua nella lettura e scopri con quali vini puoi brindare al nuovo anno. Tra i vini da Capodanno che ti consigliamo c’è senz’altro il Franciacorta, che non ha sicuramente nulla da invidiare al celebre Champagne. Prodotto in provincia di Brescia, viene ottenuto da uve Chardonnay e/o Pinot nero (è permesso anche il Pinot bianco fino a un massimo del 50%). Di un bel colore giallo paglierino, con riflessi dorati e un perlage fine e persistente è ottimo per accompagnare antipasti e primi a base di pesce. Da non sottovalutare tra i vini da Capodanno, lo Chardonnay dell’Alto Adige, che resta un prodotto molto duttile. Non a caso viene usato per la produzione dei migliori spumanti al mondo! Anche questo vino accompagna bene antipasti e piatti a base di pesce. Va servito abbastanza freddo, mi raccomando, a una temperatura di servizio di 10°C. A Capodanno non solo bianco… quando arrivano cotechino e zampone con le lenticchie puoi sbizzarrirti con un buon vino rosso come il Gutturnio o la Barbera, un vino tipico del Piemonte, estremamente piacevole, che si sposa bene con i piatti tendenzialmente grassi. Occhio alla temperatura di servizio, che deve essere tra i 15 e i 17°C. Quando in tavola arrivano i dolci, attenzione a non sbagliare sul più bello… molti, infatti, fanno l’errore di servire il dessert con lo spumante secco… ORRORE. Come insegnano i migliori sommelier, il dolce vuole il dolce. Quindi, via libera al Moscato d’Asti, un vino perfetto per brindare al nuovo anno. Che Bacco ci regali un meraviglioso 2018! .....

  • Conegliano Valdobbiadene Prosecco Conegliano Valdobbiadene Prosecco

    Classificazione dei Vini Italiani

    Ti presento il Conegliano Valdobbiadene Prosecco

    Scritto da 21 dicembre 2017

    Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco è un vino bianco elegante e dai profumi fruttati e floreali. La sua storia è legata indissolubilmente al territorio collinare tra Conegliano e Valdobbiadene, candidato dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco a entrare nella lista dei Siti Patrimonio dell’Umanità. Conegliano Valdobbiadene Prosecco, la sua storia La zona di produzione comprende il territorio di 15 comuni e si estende nella fascia collinare della provincia di Treviso compresa tra le cittadine di Conegliano e Valdobbiadene (un’area di circa 18mila ettari), a 50 km da Venezia e circa 100 dalle Dolomiti. In questa zona il Prosecco si produce da più di 2 secoli, ma è con la fondazione a Conegliano della prima Scuola Enologica d’Italia (nel 1876) che inizia il suo successo. Il vitigno base per la produzione dei vini Conegliano Valdobbiadene Prosecco è la Glera. Possono essere impiegate anche altre uve, purché in una percentuale complessiva che non superi il 15%. Il vitigno Verdisio, ad esempio, viene spesso integrato nell’uvaggio del Prosecco per aumentarne acidità e sapidità. La Perea per rinforzarne il bouquet e l’aroma e la Bianchetta per “ingentilire” il vino. I vitigni aggiuntivi, sebbene siano secondari, giocano un ruolo importante nel conferire al Prosecco sfumature di gusto e profumi sempre nuovi. Questo vino, considerato uno dei più importanti ambasciatori dei vini italiani nel mondo (nel 2013 ha superato le vendite mondiali di Champagne), si presenta di colore giallo paglierino brillante e dalla spuma persistente. Al naso si percepiscono i sentori floreali e fruttati e al palato colpisce per il suo sapore secco o amabile. Conegliano Valdobbiadene Prosecco, abbinamenti Questo Prosecco è ottimo per accompagnare l’aperitivo, ma è perfetto anche in abbinamento ad antipasti, primi piatti e secondi di pesce. Si consiglia di servire a una temperatura di servizio di 8-10°C. .....

  • Comprare vino online, consigli Comprare vino online, consigli

    Curiosità

    Comprare vino online, consigli utili per evitare fregature

    Scritto da 12 dicembre 2017

    Perché comprare vino online? È facile, la scelta è infinita, i prezzi sono competitivi. Non si può desiderare di più! Un po’ di tempo fa ti avevamo spiegato come acquistare un buon vino al supermercato, oggi invece ti diamo qualche consiglio per comprare vino online ed evitare brutte sorprese. Comprare vino online, consigli utili e vantaggi I cosiddetti “wine lovers” sono sempre più numerosi, sempre più informati e soprattutto più disponibili ad acquistare sui canali non tradizionali: gli shop e le enoteche online. Acquistare il vino online è tutto sommato vantaggioso perché le offerte solitamente sono convenienti, nessuno ti assilla o ti disturba, niente fila alla cassa, ma è bene seguire qualche accorgimenti per non ritrovarsi a bocca asciutta, è proprio il caso di dirlo! Comprare vino online, consigli anti-fregatura Occhio al prezzo: come abbiamo spiegato nella nostra infografica su quanto costa produrre una bottiglia di vino, un prezzo stracciato non è quasi mai sinonimo di convenienza… anche online il prezzo di un bottiglia di vino, soprattutto se si tratta di un vino pregiato, non può essere eccessivamente ridotto. Verifica che il sito sia affidabile: per capire se lo shop online è serio e professionale controlla che in home page ci siano tutte le informazioni per identificarlo. Nel footer ci deve sempre essere il nome dell’azienda, con la sede legale, la Ragione Sociale e la Partita IVA! Presenza sui Social Network: la presenza sui Social, ad esempio attraverso una pagina aziendale su Facebook, è molto importante, soprattutto perché puoi leggere i commenti e le recensioni di altri clienti. Nel nostro Shop, aperto 24 ore su 24, troverai tante offerte e potrai scegliere tra vini di tutti i tipi, selezionati direttamente dalle migliori cantine. .....

  • dolci di natale al vino chinule calabresi dolci di natale al vino chinule calabresi

    Ricette con il Vino

    Dolci di Natale al vino: chinule calabresi

    Scritto da 11 dicembre 2017

    Avete mai assaggiato le chinule calabresi? L’olfatto è quel senso che immediatamente ci riconduce ai ricordi più ancestrali e legati al nostro vissuto. È il tassello che indelebilmente lega il presente al passato portandolo per mano verso il futuro. Se penso al Natale, mi vengono subito in mente le arance e le clementine, il profumo delle loro bucce sbruciacchiate lentamente sul fuoco, la persistenza dell’odore del miele di fichi che pian piano sobolle e racconta le storie delle nonne, l’avvolgenza dei semi di sesamo che, piccoli piccoli, si danno la mano e diventano barrette di croccante giurgiulena. Il Natale in Calabria ha la memoria dell’estate che cede il passo all’inverno senza mai abbandonarsi completamente ad esso e ne custodisce i ricordi nel ripieno scrocchiarello dei fichi secchi ricoperti di cioccolato e farciti con le mandorle. Ha l’elasticità di una pasta fatta di vino dolce e olio, che se la tiri, non si spezza, come le braccia della gente del Sud, e il cuore morbido di castagne e cioccolato, aromatico come i profumi che si respirano tra il mare e il Pollino. Ha il senso della forza del mustacciolo, che però ha anche un po’ il cuore tenero. Questi sono i profumi legati al mio Natale, quello che sa un po’ di fritto e un po’ di aria salmastra, un po’ di agrumi e molto di appartenenza. Oggi vi presento le chinule calabresi, dolci tipici del Natale “di giù” che, nelle loro ricette rielaborate, raccolgono storie e tradizioni casalinghe di centenaria memoria. Le chinule sono dei dolci a forma di mezza luna ripieni di castagne, cioccolato, cacao e frutta secca tritata, fritti e poi passati nel miele (di fichi tradizionalmente), serviti su foglie di cedro o limone e decorati con canditi tagliati sottilmente e zuccherini colorati. Alcuni li spolverizzano anche con la cannella, come faceva mia nonna Ninì. La base è un impasto fatto con farina, olio d’oliva e vino bianco dolce, noi usiamo il Moscato o lo Zibibbo. Chinule calabresi: ingredienti 1 kg di farina 1 bicchiere d’olio 2 bicchieri di vino intiepidite olio e vino in un pentolino e impastate Perché olio e vino? Perché rendono l’impasto profumatissimo ed elastico, facile da lavorare e perfetto per essere fritto senza risultare pesante o sgradevole. Il ripieno delle chinule è preferibile prepararlo il giorno prima, in modo che si compatti per bene. Io lo preparo così… Chinule calabresi: preparazione del ripieno 2 vasetti di crema di castagne (ma se ne avete voglia, potete lessarle in casa, pelarle e passarle con il passaverdura), pari quantità di cioccolato fondente, 4 o 5 cucchiai di cacao amaro frutta secca a piacere tritata finemente (si può usare la farina di mandorle già pronta) zucchero a seconda del gusto un po’ di liquore dolce aromatico amalgamate il tutto e lasciatelo riposare in un luogo fresco per almeno mezza giornata senza andare ad attingere ogni mezz’ora. Il giorno dopo, preparate l’impasto secondo le dosi di cui sopra, stendetelo ad altezza di circa 3-4 mm, ricavatene dei dischi, farcite e chiudete a mezza luna sigillando bene i bordi. Quindi friggete fino a leggera doratura. Lasciate riposare le chinule per un giorno e prima di mangiarle, passatele nel miele caldo. Fate tanti dolci, ché le dolcezze non sono mai troppe. I chilozzi si smaltiscono a gennaio. Lo dice anche mia nonna. .....

  • Falerio Pecorino Doc di Cantina Bastianelli Falerio Pecorino Doc di Cantina Bastianelli

    A Tavola con il Sommelier

    Degustiamo il Falerio Pecorino Doc, il “Ribelle” di Cantina Bastianelli

    Scritto da 9 dicembre 2017

    Si chiama “Ribelle” il Falerio Pecorino Doc che andremo a degustare questa settimana: a produrlo è la Cantina Bastianelli, un’azienda situata nelle Marche, tra Fermo e Macerata, i cui responsabili si definiscono per l’appunto “viticoltori di confine”. Un vino che esprime bene il territorio sul quale nasce, essendo il Pecorino originario di Marche ed Abruzzo; anzi questa Doc identifica ancora meglio la zona di Macerata, in quanto il Falerio Pecorino nasce per caratterizzare meglio l’area rispetto alla precedente Doc, il Falerio dei Colli Ascolani. I vigneti dai quali proviene questo Pecorino in purezza sono situati nel Comune di Monte San Pietrangeli (Fermo), su terreni esposti a sud-ovest, caratterizzati da buoni sbalzi termici ed un suolo di tipo argilloso e sabbioso; le vigne sono allevate con il sistema a contro spalliera. La vendemmia viene svolta manualmente nel mese di settembre, quando i grappoli sono portati in cantina dove vengono selezionati e diraspati. L’uva è sottoposta a pressatura soffice, quindi il mosto è separato dalle bucce e messo a fermentare in recipienti di acciaio inox, a temperatura controllata. Dopo un affinamento di nove mesi, il “Ribelle” è pronto per essere imbottigliato e commercializzato con un’etichetta disegnata dall’artista marchigiano Mauro Spinelli, che da tempo collabora con l’azienda vitivinicola. E’ giunto il momento tanto atteso di versare il Falerio Pecorino Doc di Cantina Bastianelli nei bicchieri, possibilmente calici ampi dall’apertura media, ad una temperatura di servizio di circa 10-12°C. Roteando il vino potremo osservare come sia contraddistinto da un colore giallo paglierino carico con decisi riflessi dorati e da una buona densità, come dimostrato dai consueti archetti nel bicchiere. Al naso si sprigiona un intenso bouquet composto inizialmente da sentori erbacei e floreali (camomilla e ginestra), in seguito da aromi fruttati, ad esempio uva bianca, prugna acerba, nespola, fino ad arrivare a lievi profumi di pesca sciroppata e sentori eterei, quando il vino sarà ben ossigenato. In bocca ne percepiamo la struttura ed il buon corpo, le punte di sapidità ed acidità, in verità non troppo invadenti, la morbidezza dovuta al buon tenore alcolico (13,5% vol). Il finale è discretamente persistente, con un leggero retrogusto fruttato. Abbineremo il Falerio Pecorino Doc di Cantina Bastianelli ad antipasti e primi piatti a base di pesce e verdure, a carni bianche o ad un gustoso aperitivo a base di stuzzichini; piacevole è anche l’accoppiata con un bel piatto di fettuccine con pancetta, noci e Parmigiano Reggiano. E’ consigliato non sottoporre questo prodotto ad un lungo invecchiamento in cantina, ma di berlo entro pochi anni dalla messa in commercio, brindando con un caloroso “Alla salute!” .....

  • vini preferiti dalle donne vini preferiti dalle donne

    Curiosità

    Quali sono i vini preferiti dalle donne?

    Scritto da 4 dicembre 2017

    Entrare nel mondo dei vini preferiti dalle donne è un viaggio decisamente affascinante, dopotutto “siamo così dolcemente complicate”, no? Facciamo un passo indietro però: esistono dei comportamenti di uso e di acquisto riconducibili a una determinata fetta di persone? Sì, esistono e sono anche estremamente forti. L’antropologia e il marketing non sono mica delle scienze a caso. I vini preferiti dalle donne sono quelli simili alle donne: profumati, forti, rotondi, morbidi, di temperamento. Sono certamente bianchi, stando alle statistiche, soprattutto del sud, ma con un salto al nord per quanto riguarda le bollicine che occupano sempre il loro scalino sul podio. Ma se vini bianchi, Prosecco e Franciacorta potevamo un po’ aspettarceli, sono i rossi la rivelazione degli ultimi anni, sono infatti sempre più le donne che amano la compagnia di un calice di Primitivo di Manduria. Come dite? Ah sì, certo, i nomi dei vini preferiti dalle donne. Ché va bene la teoria, ma alla fine serve un vademecum per non sbagliare. E qui ci viene in aiuto la lista dei migliori vini italiani votati dalla giuria femminile del Concours Mondial des vins fèminalise. MEDAGLIE D’ORO AZIENDA AGRICOLA CANEVONVALDOBBIADENE – Docg Prosecco Conegliano Valdobbiadene 2016 AZIENDA AGRICOLA SILVIA CASTAGNERO AGLIANO TERME – Doc Piemonte Cortese Agliano Terme 2015 CUVAGE SRL ACQUI TERME – PDO Abruzzo N/A I BALZINI SOC. AGRICOLABARBERINO VAL D’ELSA (FI) – Igt Colli della Toscana Centrale I Balzini Pink Label 2016 TERRE DEL PIRIO MAELI TORREGLIA (PD) – Docg Colli Euganei Fior d’Arancio 2015 Bianco Infinito TENUTA LA MONTINA SRL MONTICELLI BRUSATI (BS) – Docg Franciacorta Bianco N/A TENUTA LA MONTINA SRLMONTICELLI BRUSATI (BS) – Docg Franciacorta Chardonnay Pinot Nero N/A MOSSI AZIENDE AGRICOLE VITIVINICOLE SRL PIACENZA – Doc Colli Piacentini 2003 Albareto di Ziano Piacentino Le Solane TENUTA TORRE ZECCHEIVALDOBBIADENE – Doc Conegliano Valdobbiadene 2016 Millesimato Docg VARVAGLIONE VIGNE E VINI SRLLEPORANO – Doc Primitivo di Manduria 2014 Papale Linea Oro FATTORIA LA VIALLA AREZZO – Doc Vin Santo del Chianti Bianco 2012 Riserva FATTORIA LA VIALLA AREZZO – Doc Vin Santo del Chianti Rosso 2010 Occhio di Pernice Riserva FATTORIA LA VIALLA AREZZO – Igt Toscano 2013 La Casotta Rosso di Toscana AGRICOLA S.S.A. ZAGO ANDUINS DI VITO D’ASIO – Doc Prosecco 2016 PIERA MARTELLOZZO SPA SAN QUIRINO, PORDENONE – Igt delle Venezie 2015 Rosè Cuvee Spumante Dry 075 carati MEDAGLIE D’ARGENTO CANTINA LA MARCHESA SERGIO LUCIO GRASSO LUCERA (FG) – Igt Dauna Fiano Il Cappriccio della Marchesa 2014 CANTINE DE MARE CIRO’ – Doc Cirò Bianco Sant’Angelo 2016 AGRICOLA SOCIETA’ COOPERATIVA DI AZ. AGRIC. CONTI ZECCA LEVERANO – Igt Puglia Donna Marzia Chardonnay 2016 SA LAGUNARE LUXEMBOURG – Igt Veneto Lagunare Rosso 2009 TERRE DEL PIRIO MAELI TORREGLIA (PD) – Docg Colli Euganei Fior d’Arancio Spumante Dolce 2015 TERRE DI NOTO NOTO – Doc Noto Nichea 2014 PIERA MARTELLOZZO SPA SAN QUIRINO, PORDENONE – Prosecco Millesimato Doc Spumante extra Dry 075 carati 2016 PIERA MARTELLOZZO SPA SAN QUIRINO, PORDENONE – Doc Colli Euganei Moscato Spumante Dolce 075 carati 2015 AZ. AGRICOLA CASTELLO DI RONCADE RONCADE – Doc Raboso dell’Arnasa Raboso Doc Piave 2013 AZ. AGRICOLA CASTELLO DI RONCADE RONCADE – Igt Rosso Veneto Villa Giustinian 2012 SOC. AGRICOLA A.R.L. TENUTA IUZZOLINI CIRO’ MARINA – Igt Abruzzo Madre goccia 2016 FATTORIA LA VIALLA AREZZO – Docg Chianti Casa Conforto Riserva 2014 MEDAGLIE DI BRONZO VARVAGLIONE VIGNE E VINI SRL LEPORANO – Igt Salento Cosimo Varvaglione Collezione Privata Negroamaro del Salento Igp 2014 FATTORIA LA VIALLA AREZZO – Docg Montecucco Sangiovese L’Abbandonato 2014 .....

  • Nuragus di Cagliari Nuragus di Cagliari

    A Tavola con il Sommelier

    Degustiamo il Nuragus di Cagliari Doc di Cantine Pauli’s

    Scritto da 2 dicembre 2017

    Un bianco elegante ma deciso, forte espressione della sua terra: è il Nuragus di Cagliari, un vino caratteristico dell’isola che assaggeremo nella versione “Movida”, delle Cantine Pauli’s di Monserrato (Cagliari). Sono molto antiche le testimonianze della presenza del vitigno Nuragus in Sardegna, e con molta probabilità il nome dell’uva deriverebbe dai nuraghi, le preistoriche costruzioni in pietra sarde. La Denominazione d’origine controllata contraddistingue questo vino, che viene esclusivamente prodotto in determinati Comuni delle province di Oristano, Nuoro e, ovviamente, Cagliari. Il “Movida” è prodotto con l’utilizzo di uve Nuragus in purezza, in modo tale da esaltare al massimo le proprietà di tale vitigno autoctono della Sardegna. I vigneti delle Cantine Pauli’s sono collocati su terreni ben ventilati e assolati, allevati secondo il sistema guyot e alberello sardo; la vendemmia avviene in genere di notte, al fine di preservare gli aromi dell’uva e dispensare così gli acini dallo stress del caldo diurno. Una volta portati in cantina, i grappoli vengono selezionati, diraspati e sottoposti a pigiatura soffice, quindi il mosto è separato dalle bucce ed è sottoposto a fermentazione in contenitori di acciaio inox, alla temperatura controllata di 15-18°C. In seguito all’immissione di lieviti selezionati, il vino affina per almeno quattro mesi negli stessi contenitori d’acciaio. Prima di essere commercializzato, il “Movida” è fatto maturare ulteriormente in bottiglia per un breve periodo. Apriamo l’originale bottiglia dal colore totalmente bianco e versiamo il Nuragus di Cagliari Doc nel bicchiere, possibilmente in un calice dall’apertura media, per evitare la dispersione degli aromi. Ad un esame visivo il “Movida” è contraddistinto da un colore giallo paglierino con leggeri riflessi dorati, ed una buona densità (occhio agli archetti all’interno del bicchiere). Avvicinando il calice al naso scopriremo un intenso ed affascinante bouquet che svelerà tutta la propria gamma di sentori a mano a mano che il vino si ossigenerà: gli iniziali profumi erbacei e floreali faranno posto agli aromi di miele, frutti come mela e pera, oltre che a leggerissime sensazioni di lichti e fico d’India. Assaggiamo il Nuragus di Cagliari Cantine Pauli’s e troveremo un vino di medio corpo, buona struttura, sapido e con punte decise di acidità; in bocca è morbido, anche in virtù della gradazione alcolica (13% vol), asciutto e dal finale persistente, con un lieve retrogusto fruttato. A cosa abbinarlo? Sicuramente ad antipasti di verdure o di pesce, a formaggi non troppo stagionati, a primi piatti leggeri, verdure ripiene e pietanze marinare a base di crostacei, mitili e pesce al forno. Questo Nuragus di Cagliari è ottimo anche per un aperitivo in compagnia di amici o del proprio partner. Occorre ricordare di servirlo fresco ad una temperatura di servizio compresa fra i 10 ed i 12°C, oltre che di non tenerlo troppo a lungo in cantina. Alla salute! .....

  • vino bianco dell’Alto Adige vino bianco dell’Alto Adige

    Classificazione dei Vini Italiani

    Vino bianco dell’Alto Adige: Chardonnay o Riesling?

    Scritto da 27 novembre 2017

    Se sei curioso di assaggiare un vino bianco dell’Alto Adige, oltre all’aromatico Gewürztraminer, non posso che consigliarti lo Chardonnay o il Riesling (renano, da non confondere con l’italico). Sono due vini bianchi eccellenti, considerati tra i migliori al mondo. Vino bianco dell’Alto Adige: Chardonnay Lo Chardonnay è un vino molto duttile. Viene usato, infatti, per la produzione di numerosi vini bianchi, ma anche dei migliori spumanti del mondo. Il colore di questo vino va dal giallo paglierino al giallo dorato, secondo il tempo di fermentazione e la tipologia. In bocca si ritrova tutto quello che si sente al naso: mela, ananas e banana. Le note di mineralità arrotondano il gusto. Lo Chardonnay è perfetto per l’aperitivo, ma accompagna molto bene anche le carni bianche, i formaggi, verdure e portate a base di pesce. Va servito abbastanza freddo, a una temperatura di servizio di 10°C. Nel caso di versioni affinate in legno o invecchiate, la temperatura di degustazione va alzata di 2-3°C. Vino bianco dell’Alto Adige: Riesling Il Riesling renano, originario della valle del Reno, in Germania, viene coltivato principalmente nel Trentino Alto Adige. La sua diffusione nel nostro Paese è recente rispetto ad altri vitigni e risale all’inizio del Novecento. Il vino che si ottiene è di colore giallo tenue, con riflessi verdolini. Se affinato in legno o invecchiato per molti anni, il colore tende a virare al giallo paglierino o al dorato. Ha un profumo spiccatamente intenso e aromatico, con note fruttate di limone, pompelmo, cedro e mela verde. Sono presenti anche note floreali di biancospino, gelsomino, glicine e camomilla. Il Riesling può essere sia secco che dolce, e se invecchiato può sviluppare aromi di burro, miele e cera d’api. La temperatura di degustazione consigliata è di 10°C e la bottiglia va stappata una mezz’ora prima per favorire l’ossigenazione. Questo vino, grazie alla buona mineralità, si abbina perfettamente con il pesce, i molluschi, e i crostacei. È ideale anche per accompagnare carni bianche e formaggi caprini. .....

  • Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi

    A Tavola con il Sommelier

    Ti presento il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi

    Scritto da 18 novembre 2017

    Elegante e versatile, il vino che ci accingiamo a degustare questa settimana è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc di Cantine Marconi, un’azienda che ha sede nel Comune di San Marcello, in provincia di Ancona. Il Verdicchio è un vino bianco fra i più noti in Italia e nel mondo, e si ricava dall’omonimo vitigno, coltivato nelle Marche già dal 1600; le aree produttive più note sono quelle dei Castelli di Jesi e di Matelica, nei territori di Ancona e Macerata, entrambe caratterizzate dalla Denominazione d’origine controllata. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi (Corona Reale) è un Verdicchio appartenente alla prima categoria, contraddistinto inoltre dalla dicitura Classico, in quanto realizzato nella più antica area di coltivazione, e cioè in Comuni posti a ridosso del fiume Esino, e Superiore, poiché dotato di una maggiore gradazione alcolica (14% vol) rispetto alla versione base. Il vitigno utilizzato per la realizzazione di questo prodotto è il Verdicchio in purezza, coltivato in vigneti esposti a sud-est, su terreni di tipo argilloso-calcareo. La vendemmia tardiva permette di selezionare i grappoli più maturi (la resa è di 1,5 kg per ceppo), che vengono portati in cantina per essere diraspati e pigiati. La fermentazione avviene in recipienti di acciaio inox a temperatura controllata, in seguito viene svolta la maturazione su fecce nobili sia in acciaio che in botte, per pochi mesi, al fine di donare maggiore corposità al vino. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi Corona Reale è commercializzato con un’originale etichetta realizzata dal pittore marchigiano Alvaro Tonti. Non ci resta che procedere all’analisi organolettica di questo vino: una volta versato in sottili calici a tulipano di media ampiezza, potremo notare un colore giallo paglierino brillante con riflessi dorati, con una buona densità descritta dagli archetti nella parete interna del bicchiere. Al naso percepiremo un bouquet decisamente fresco ed intenso, nel quale spiccano sentori di frutta a polpa bianca come la pesca, e note lievemente agrumate, quindi aromi floreali, di tiglio e piccoli fiori bianchi, nonché di mandorla e vaniglia. Portando il vino alla bocca possiamo coglierne la pienezza, la buona struttura, unite a corpo, armonia e rotondità, ben presenti in questo prodotto dal finale persistente e caratterizzato da note fruttate e di mandorla leggermente amara. Il Verdicchio consente un ampio ventaglio di abbinamenti e la tipologia Classico Superiore, in virtù della maggiore gradazione alcolica, permette di abbinare questo vino anche ai piatti più complessi e succulenti. E’ ottimo con antipasti, piatti vegetariani, verdure, fritti, carni bianche e pesce: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi si accompagna egregiamente ad un aperitivo a base di sushi, oppure a primi piatti come il risotto alla marinara, la pasta al pesto o con vongole e zucchine; provatelo anche con crostacei, cozze gratinate, pesce di media taglia al forno con patate o con il pesce spada, sarà un’accoppiata perfetta! Infine questo vino si sposa bene anche con del pollo o del tacchino ben conditi. Ricordatevi di servirlo fresco ad una temperatura di servizio compresa fra i 14 ed i 16°C, e di non conservarlo in cantina per più di cinque anni. Alla salute! .....

  • vino rosso per salumi e formaggi vino rosso per salumi e formaggi

    Abbinamento Cibo/Vino

    Vino rosso per salumi e formaggi, a scuola di gusto

    Scritto da 16 novembre 2017

    Vino e salumi è un matrimonio semplicemente perfetto e naturalmente il pane ne è testimone… chiudete gli occhi solo per un istante e immaginate un bel tagliere di affettati, magari in buona compagnia di formaggi misti… un bel calice di vino è proprio quello che ci vuole! Vino rosso per salumi e formaggi, quale scegliere L’abbinamento vino e salumi non presenta particolari difficoltà. Quando si parla di salumi (prodotti a base di carne sottoposti a salatura) come prosciutto, speck, salame, mortadella e chi più ne ha ne metta, bisogna sempre pensare che si tratta di prodotti che hanno in comune una tendenza dolce, per via del grasso. Per questo motivo il vino da abbinare, oltre ad avere un grado alcolico adeguato, deve controbilanciare la presenza di grasso, rendendolo anche più digeribile. Il re indiscusso dell’abbinamento vino rosso per salumi e formaggi è il Lambrusco, grazie alla sua morbidezza fruttata. Attenzione però al sale, che il vero nemico del vino, perché esalta i sapori amari. La scelta del miglior vino rosso per salumi deve quindi ricadere su un prodotto non troppo corposo e povero di tannino. Via libera quindi a Bonarda dell’Oltrepò Pavese, Barbera del Monferrato, Bardolino, ecc. Con il salame piccante e il culatello un abbinamento di successo è con il Rosato, mentre i salumi affumicati e speziati come prosciutto di parma e lo speck si possono accompagnare anche con i vini bianchi aromatici, ad esempio il Gewürztraminer. Abbinare il vino ai formaggi, invece, è più complesso rispetto ai salumi, ma non impossibile. Trovi la nostra guida qui. .....

  • Funghi champignon ripieni al forno al vino bianco Chardonnay Funghi champignon ripieni al forno al vino bianco Chardonnay

    Ricette con il Vino

    Funghi champignon ripieni al forno al vino bianco Chardonnay

    Scritto da 8 novembre 2017

    I funghi champignon ripieni al forno al vino bianco Chardonnay è una ricetta molto veloce e gustosa, ideale come contorno per accompagnare secondi piatti a base di carne o i formaggi. Funghi champignon ripieni al forno al vino bianco Chardonnay: Ingredienti per 4 16 champignon di medie dimensioni 2 uova ½ spicchio d’aglio o un pizzico di aglio in polvere 1 ciuffo di prezzemolo 80 g di parmigiano reggiano Olio extravergine d’oliva q.b. Vino bianco Chardonnay q.b. Sale e pepe q.b. Pangrattato Funghi champignon ripieni al forno al vino bianco Chardonnay: Preparazione Pulisci i funghi lavandoli rapidamente sotto l’acqua corrente. Asciugali e tagli i gambi, mettendoli da parte. Fai rosolare in una padella l’aglio con l’olio, i gambi tritati e lascia cuocere a fuoco vivo per qualche minuto. Sfuma con il vino bianco Chardonnay e prosegui la cottura finché il liquido sarà assorbito. Regola di sale e pepe, elimina l’aglio e aggiunti il prezzemolo tritato finemente. Spegni il fuoco e fai intiepidire. Nel frattempo sbatti le uova con il sale, unisci i gambi, il formaggio e mescola bene. Farcisci i cappelli dei funghi e adagiali su una teglia foderata con la carta da forno. Spolverizza con il pangrattato e un po’ di formaggio. Irrora con un filo d’olio e inforna a 180°C per circa 20-30 minuti, finché i funghi non saranno belli dorati. Buon appetito! .....

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