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Matteo Bencini

Matteo Bencini

Scrivo poco ma cerco di farvi vivere le solite emozioni che provo durante i miei vaggi e le mie degustazioni, racconto vini del nostro territorio.

Articoli per Matteo Bencini

  • Castello Sonnino Castello Sonnino

    Cantine

    In giro per cantine: Castello Sonnino e il suo Chianti Montespertoli

    Scritto da 24 dicembre 2017

    Nel nostro viaggio alla scoperte delle Cantine Italiane, oggi incontriamo Castello Sonnino a Montespertoli, in provincia di Firenze. L’azienda, che appartiene al Barone De Renzis Sonnino, prende il nome dalla torre duecentesca che domina il podere di 40 ettari a vigneti e 17 a uliveti. L’azienda coltiva soprattutto uva Sangiovese. Hanno poi una discreta produzione di Merlot. Anche il Cabernet Sauvignon è presente nei suoi vigneti, insieme a piccoli appezzamenti di Malbec, Sirah, Cabernet Franc e Petit Verdot. Recentemente hanno impiantato una piccola parcella di Viognier, e infine hanno il Trebbiano per il Vinsanto. A proposito del Vinsanto (o Vin Santo), un vino tradizionale toscano, ci raccontano che: “Le uve di Trebbiano vengono raccolta da un’unica vigna al massimo della maturazione, vengono stese sui graticci di canne nella vinsantaia, dove rimangono, in quest’ambiente areato e ventilato naturalmente, dai tre ai cinque mesi, a seconda della qualità della vendemmia. Una volta pressate le uve disidratate e ottenuto il mosto, quest’ultimo viene lasciato a riposare per 5 anni sotto i tetti della vinsantaia in caratelli di legno, ognuno di capacità differente, e dove in alcuni precedentemente si è conservato brandy, whiskey, Porto o sherry. Il risultato è un prodotto estremamente complesso al naso e sul palato; gli aromi vanno dalla mandorla al miele, al caramello, aranci canditi e frutta secca; molto pieno, pulito e vellutato e con un finale estremamente lungo. Può essere sia un vino da dessert o da meditazione, che un aperitivo, bevuto freddo  e abbinato a formaggi stagionati o bleu, o a delle terrine di fegato di pollo”. Castello Sonnino, oltre che per il suo Vin Santo è particolarmente famoso per il Chianti Montespertoli DOCG (“Il Sonnino”), un vino rosso, fermo e secco, a base di Sangiovese, con una piccola percentuale di Canaiolo, e meno del 5% di uve bianche. L’azienda produce anche un Chianti Montespertoli nella versione Riserva con l’80% di Sangiovese, 10% di Cabernet Sauvignon e 10% di Merlot. Come ci spiegano: “Produciamo 3 IGT: Il Leone Rosso: 30% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 30% Malbec, 10% Ancellotta. Quest’ultimo vino, come il Chianti base, non viene passato in legno, e anche questo va bevuto giovane per apprezzarne in pieno la freschezza e le sensazioni floreali e di frutta rossa. Il Cantinino: 100% Sangiovese selezionato, che viene passato in barriques di rovere francese per 16/18 mesi. Il Sanleone: 70% Merlot, 20 Sangiovese selezionato, 10% Petit Verdot, e anche questo riposa per circa 16/18 mesi in barriques”. .....

  • Poggio al Grillo Poggio al Grillo

    Cantine

    In giro per cantine: Poggio al Grillo e il suo Rosatico

    Scritto da 17 dicembre 2017

    Oggi, nel nostro viaggio alla scoperta delle Cantine Italiane, incontriamo Poggio al Grillo. L’azienda vinicola sorge nel cuore di Castagneto Carducci, un piccolo e affascinante borgo adagiato in cima alla collina in provincia di Livorno, in Toscana. L’avventura è nata un po’ per gioco e un po’ per curiosità nel 2008, con l’impianto dei primi 5000 metri di vigneto, a cui si sono aggiunti altri 5000 metri nel 2011. Folgorato dai profumi dell’Aleatico passito, Alessandro Scalzini si è lanciato nel mondo del vino e anche grazie ai consigli dell’amico Luca D’Attoma, ha iniziato a prendersi cura della vigna nel tempo libero dalla sua professione di cardiologo. La passione ha contagiato la figlia minore, Giulia, che dopo un viaggio tra le cantine di Bordeaux ha deciso di intraprendere gli studi in Viticoltura ed Enologia. Come ci racconta Giulia Scalzini: “La nostra è una piccola e giovane azienda. La superficie vitata è di 1,5 ha: quasi tutto Aleatico e qualche filare di Petit Manseng. Produciamo tre vini: Rosatico, un rosato 100% Aleatico da macerazione, un prodotto molto particolare; Rezeno, il nostro passito 100% Aleatico, dal carattere deciso, ma equilibrato ed elegante, e Corvallo, l’ultimo nato della linea (prima annata: 2016), dal curioso incontro tra l’acido e minerale Petit Manseng e il profumato ed elegante Aleatico, in questo caso vinificato in bianco”. Tra i vini che producono il Rosatico è una vera star ed è nato da un esperimento, a quanto pare ben riuscito, grazie al prezioso contributo di Luca Rettondini che ha seguito passo passo l’evoluzione dell’azienda Poggio al Grillo fino ad oggi. Come ci spiega Giulia Scalzini: “Abbiamo provato a vinificare l’Aleatico in versione rosato. Il risultato è un vino profumatissimo, ma anche sapido e dotato di una particolare struttura: insomma, ha un carattere tutto suo! Al naso si presenta elegante ed intenso, con un’ampia e fedele estrinsecazione degli  aromi varietali, in un gioco tra profumi floreali e fruttati, che ben si integrano con note agrumate e minerali. Al palato ha un ingresso fresco e avvolgente, succoso ed equilibrato, ideale come aperitivo, ma anche con primi e secondi di pesce, crostacei, carne bianca… finanche con la trippa!”. Il suo entusiasmo è contagioso e a sentirla parlare così viene voglia di chiederle un calice di questo delizioso vino rosato! Se Giulia dovesse finire su un’isola e avesse la possibilità di portare con sé solo 3 vini non ha dubbi: “Ci vorrebbe qualcosa da bere con il pesce: un buon Riesling della “Mittelmosel”, acido, minerale e succoso, sarebbe perfetto! Se, però, capitasse di imbatterci in un caprone, il Riesling certo non farebbe al caso nostro; ci vorrebbe allora, nell’eventualità, un bel rosso strutturato da abbinare al sapore decisamente più rustico della carne, come un Paleo Rosso o un Grattamacco, per restare in Toscana, un Pinot noir di Pojer e Sandri per volare in Trentino, un evoluto Montepulciano d’Abruzzo di Emidio Pepe, o, senza badare a spese, una bella bottiglia di Château Margaux… infine, per meditare guardando le stelle, la sera, e ricordare il sapore di casa, porterei il nostro passito Rezeno”. Un grazie sincero all’azienda Poggio al Grillo per questa bella chiacchierata, una piccola realtà, ma con una passione coinvolgente! Foto di| Enrico Caracciolo .....

  • Tenuta Bastonaca Tenuta Bastonaca

    Cantine

    In giro per cantine: Tenuta Bastonaca e il suo Frappato

    Scritto da 10 dicembre 2017

    Oggi, nel nostro viaggio alla scoperta delle Cantine Italiane, incontriamo Tenuta Bastonaca, che prende il nome dalla contrada omonima, in provincia di Ragusa.  Siamo nel cuore della Sicilia e in una delle zone più vocate per la produzione di rossi e bianchi pregiati. L’azienda, che ha sede in un antico palmento del ‘700, è circondata da 16 ettari di viti coltivati ad alberello ed è gestita da Giovanni Calcaterra e Silvana Raniolo, la quale dal 2016 è anche rappresentate della prestigiosa Associazione Nazionale “Le Donne del Vino”, di cui vi abbiamo già parlato a proposito del presidente Donatella Cinelli Colombini. Tenuta Bastonaca è una realtà giovane, ma sia Giovanni che Silvana provengono da famiglie dove il vino si è sempre fatto. L’idea di creare un’azienda tutta loro è nata durante i viaggi per cantine francesi e difatti s’ispira al modello dei piccoli Chateaux d’Oltralpe, dove il cuore dell’azienda è la cantina e tutt’intorno i vigneti allevati ad alberello, lo stesso metodo usato dai nonni. L’azienda segue i canoni del biologico, con la supervisione dell’agronomo ed enologo Carlo Ferrini. Questa scelta comporta molto più lavoro e una resa minore di uva. Come ci racconta Silvana: “Tutto questo si traduce dal punto di vista economico in costi maggiori per l’azienda. Nonostante ciò, riteniamo che sia importante preservare l’ambiente per i nostri figli. La stessa scelta dei fornitori, per esempio, si basa su un concetto di eco-sostenibilità: prestiamo molta attenzione ai materiali forniti.” La Tenuta Bastonaca ha deciso di valorizzare i vitigni autoctoni: il Frappato, il Nero d’Avola, il Cerasuolo di Vittoria (unica DOCG della Sicilia) e il Grillo. Ha anche un vitigno molto particolare, che sta dando grandi soddisfazioni: il SUD. Come ci spiega Silvana: “È il nostro cru nato unendo il Nero D’Avola con il Grenace e il Tannat, una riserva destinata ad invecchiare per diversi anni”. Due anni fa hanno comprato anche due ettari di vigneto a Solicchiata, sull’Etna versante Nord, dove producono 3.000 bottiglie di Etna Rosso DOC. L’azienda possiede anche 5 ettari di uliveto e il loro olio di Carolea è stato inserito nella guida del Gambero Rosso, tra i migliori oli d’Italia. .....

  • Villa Poggio Salvi Villa Poggio Salvi

    Cantine

    In giro per cantine: Villa Poggio Salvi e il suo Brunello di Montalcino

    Scritto da 3 dicembre 2017

    Il nostro Belpaese brulica di piccole e grandi realtà vitivinicole e oggi, nel nostro viaggio alla scoperta delle Cantine italiane, incontriamo l’azienda agricola Villa Poggio Salvi, 21 ettari tutti vitati a Sangiovese Grosso. La storia di Villa Poggio Salvi inizia nel ’79, con l’ingegner Pierluigi Tagliabue, che ancora oggi gestisce la Cantina insieme all’aiuto del nipote enologo Luca Belingardi. Insieme si prendono cura dei vigneti, quasi completamente impiantati a Sangiovese, dalle cui uve nascono il Rosso di Montalcino DOC e il Brunello di Montalcino DOC. Come ci racconta Luca, infatti, mezzo ettaro è vitato a Moscato bianco per la produzione del Moscadello di Montalcino DOC, un vino storico della zona. Il Sangiovese ha un legame unico con la Toscana. Come ci spiega l’enologo Luca Belingardi: “Il segreto del Brunello di Montalcino è racchiuso proprio nel suo territorio d’origine, costituito da una sola grande collina, ma dalle diversissime esposizioni, altitudini e terreni, che permettono al Sangiovese di esprimersi con divere sfumature, che si ritrovano poi nelle bottiglie dei vari produttori”. Villa Poggio Salvi, oltre ai vini già citati, produce anche il Brunello di Montalcino DOCG Riserva e il Brunello “Cru” Pomona. Ed è proprio il volto della Pomona, dea romana dei frutti, che si ritrova su tutte le etichette dell’azienda dal 1979 a oggi. Nella tenuta di Monteriggioni invece vengono prodotti il Chianti Colli Senesi DOCG, il Tosco ed il Lavischio, gli IGT a base Sangiovese e Merlot. Se dovesse finire su un’isola deserta e avesse la possibilità di portare con sé solo 3 vini, Luca non ha dubbi: “Senza fare nomi sceglierei Sangiovese dalla Toscana, Nebbiolo dal Piemonte e Pinot Nero dalla Borgogna”. Non possiamo dargli torto! Luca Belingardi, insieme al nonno, coltiva un grande sogno, che porta nel bicchiere tutto quello che il territorio dona con tanta generosità. .....

  • Cantina Museo Albea Cantina Museo Albea

    Cantine

    Alla scoperta della Puglia con la Cantina Museo Albea

    Scritto da 12 luglio 2017

    La Puglia è una terra meravigliosa. Avevo sentito parlarne da conoscenti, ne avevo letto tanto, ma vederla dal vivo è tutt’altra cosa, per questo oggi vi racconto della mia visita alla Cantina Museo Albea di Locorotondo. Appena arrivati abbiamo conosciuto un ragazzo molto gentile e disponibile, nonché proprietario della cantina, Tommaso. Sin da subito ci ha mostrato il loro modo di lavorare, la decennale storia e il bellissimo Museo del vino al piano superiore della Cantina. La Cantina Museo Albea opera da tre generazioni, capostipite il nonno di Tommaso, e produce degli ottimi vini. Alla fine della visita in vigna, alla scoperta del Locorotondo Doc bianco con l’enologo, abbiamo proseguito con la degustazione di alcuni vini. Voglio raccontarvi questo percorso perché ciò che abbiamo degustato merita davvero un piccolo viaggio attraverso questo post. Partiamo dal bianco Locorotondo Doc, il Selva, un bianco leggermente sapido e minerale ma ben bilanciato, di corpo e ottimo se degustato con un formaggio fresco. Proseguiamo con il Rosato Petrarosa IGT Puglia, ottenuto con uve di Primitivo fermentate per non più di 6 ore con le bucce. Potremmo parlarne per ore ma la verità è che lascia quasi senza parole, anzi, solo una: formidabile. Si abbina molto bene a formaggi freschi e salumi. A seguire, Tommaso ci ha fatto degustare un rosso davvero eccellente, il Petranera, Primitivo IGT Puglia da 13,5% vol. Per la chiusura mi sono tenuto quello che per me è stato davvero una piccola grande scoperta. Un vino che nelle sue tre lettere racchiude l’essenza di una regione come la Puglia e di una tradizione come quella della Cantina Museo Albea: il Sol, un Primitivo da 15% vol. di pura follia. Un vino che passa in barrique e si sente prepotentemente, rotondo in bocca, molto persistente con sentori di frutti di bosco, more, e alla fine liquirizia. Abbinato con estrema eleganza a salumi e carni rosse, ma anche a mio parere a un buon formaggio stagionato. Perché arricchire le vostre vacanze pugliesi con una visita alla Cantina Museo Albea? Perché in aziende come questa è racchiusa la tradizione di una terra che non è solo mare e divertimento, ma anche storie di famiglia, lavoro, competenza e grande gusto. Vi consiglio di fare un giro sul sito della Cantina Albea e magari acquistare uno dei prodotti di cui vi ho parlato, sono davvero ottimi ed i prezzi decisamente invitanti. .....

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