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  • Leopold Merlot Collio Leopold Merlot Collio

    Degustiamo il Leopold Merlot Collio di Fiegl

    Scritto da 16 dicembre 2017

    Questa settimana ci dirigiamo in Friuli Venezia Giulia per degustare il Leopold Merlot Collio dell’azienda Fiegl: si tratta di un vino rosso contraddistinto dalla Denominazione d’origine controllata Collio, una zona particolarmente vocata alla coltivazione di uve bianche e rosse che danno vita a prodotti di particolare pregio ed interesse. L’azienda è situata nel Comune di Oslavia, in provincia di Gorizia, a poche centinaia di metri dal confine sloveno: si tratta di terre ben ventilate e con importanti escursioni termiche, situate fra le montagne e la costa, un microclima ideale per la maturazione di determinate coltivazioni. Il vitigno utilizzato per la produzione del Leopold è il Merlot in purezza, coltivato con il sistema a guyot in vigneti che hanno un’età media di 60 anni, nei quali il terreno è denominato “ponca”, caratterizzato cioè da un suolo composto da stratificazioni arenacee e marnose. La vendemmia viene svolta intorno alla metà del mese di ottobre, in seguito le uve vengono condotte in cantina e messe a macerare per 12 giorni in recipienti di acciaio inox. La fermentazione e maturazione del mosto hanno quindi luogo in grandi tonneau di legno: dopo tre anni, il vino è pronto per essere imbottigliato, ma affina ulteriormente in bottiglia per altri tre anni, prima di essere commercializzato. Una lunga maturazione che dona al Leopold Merlot Collio caratteristiche decise e ben riconoscibili. Particolarità che è possibile osservare già versando il vino nel bicchiere, per il quale si raccomanda la scelta di un calice ampio di tipo Bordeaux, in grado di permettere una corretta ossigenazione del prodotto: noteremo un colore rosso porpora impenetrabile, con sfumature granate e riflessi dell’unghia tendenti al rubino, sempre a seconda dell’invecchiamento della bottiglia; buona la densità, che traspare dagli ampi archetti che si formano nel bicchiere. Al naso si resta affascinati da un intenso aroma speziato (principalmente pepe nero), quindi da un bouquet formato da sentori di frutti di bosco, confettura di ciliegie ed amarene, vaniglia ed altri aromi dovuti all’invecchiamento in legno, come il cuoio. Assaggiando il Leopold troveremo un vino ben strutturato, di buon corpo, rotondo ed armonico; i tannini sono delicati ed eleganti, mai invasivi, mentre una lieve nota di sapidità ed acidità precede un finale asciutto e decisamente persistente. L’abbinamento perfetto è quello con ricchi primi piatti, carni rosse, arrosti, selvaggina da pelo (ideale è con il goulash di cinghiale), oltre che salumi e formaggi stagionati. Piacevole è pure il suo utilizzo nel corso di un sostanzioso aperitivo in compagnia. Il Leopold Merlot Collio Doc ha una gradazione di 13,5% vol e va servito ad una temperatura di servizio di circa 18°C, ricordandosi di stappare la bottiglia almeno un’ora prima di essere consumato. Si presta ad un invecchiamento di diversi anni in cantina. In definitiva, un Merlot importante che saprà soddisfare le esigenze degli amanti del vino, perciò… alla salute! .....

  • Falerio Pecorino Doc di Cantina Bastianelli Falerio Pecorino Doc di Cantina Bastianelli

    Degustiamo il Falerio Pecorino Doc, il “Ribelle” di Cantina Bastianelli

    Scritto da 9 dicembre 2017

    Si chiama “Ribelle” il Falerio Pecorino Doc che andremo a degustare questa settimana: a produrlo è la Cantina Bastianelli, un’azienda situata nelle Marche, tra Fermo e Macerata, i cui responsabili si definiscono per l’appunto “viticoltori di confine”. Un vino che esprime bene il territorio sul quale nasce, essendo il Pecorino originario di Marche ed Abruzzo; anzi questa Doc identifica ancora meglio la zona di Macerata, in quanto il Falerio Pecorino nasce per caratterizzare meglio l’area rispetto alla precedente Doc, il Falerio dei Colli Ascolani. I vigneti dai quali proviene questo Pecorino in purezza sono situati nel Comune di Monte San Pietrangeli (Fermo), su terreni esposti a sud-ovest, caratterizzati da buoni sbalzi termici ed un suolo di tipo argilloso e sabbioso; le vigne sono allevate con il sistema a contro spalliera. La vendemmia viene svolta manualmente nel mese di settembre, quando i grappoli sono portati in cantina dove vengono selezionati e diraspati. L’uva è sottoposta a pressatura soffice, quindi il mosto è separato dalle bucce e messo a fermentare in recipienti di acciaio inox, a temperatura controllata. Dopo un affinamento di nove mesi, il “Ribelle” è pronto per essere imbottigliato e commercializzato con un’etichetta disegnata dall’artista marchigiano Mauro Spinelli, che da tempo collabora con l’azienda vitivinicola. E’ giunto il momento tanto atteso di versare il Falerio Pecorino Doc di Cantina Bastianelli nei bicchieri, possibilmente calici ampi dall’apertura media, ad una temperatura di servizio di circa 10-12°C. Roteando il vino potremo osservare come sia contraddistinto da un colore giallo paglierino carico con decisi riflessi dorati e da una buona densità, come dimostrato dai consueti archetti nel bicchiere. Al naso si sprigiona un intenso bouquet composto inizialmente da sentori erbacei e floreali (camomilla e ginestra), in seguito da aromi fruttati, ad esempio uva bianca, prugna acerba, nespola, fino ad arrivare a lievi profumi di pesca sciroppata e sentori eterei, quando il vino sarà ben ossigenato. In bocca ne percepiamo la struttura ed il buon corpo, le punte di sapidità ed acidità, in verità non troppo invadenti, la morbidezza dovuta al buon tenore alcolico (13,5% vol). Il finale è discretamente persistente, con un leggero retrogusto fruttato. Abbineremo il Falerio Pecorino Doc di Cantina Bastianelli ad antipasti e primi piatti a base di pesce e verdure, a carni bianche o ad un gustoso aperitivo a base di stuzzichini; piacevole è anche l’accoppiata con un bel piatto di fettuccine con pancetta, noci e Parmigiano Reggiano. E’ consigliato non sottoporre questo prodotto ad un lungo invecchiamento in cantina, ma di berlo entro pochi anni dalla messa in commercio, brindando con un caloroso “Alla salute!” .....

  • Nuragus di Cagliari Nuragus di Cagliari

    Degustiamo il Nuragus di Cagliari Doc di Cantine Pauli’s

    Scritto da 2 dicembre 2017

    Un bianco elegante ma deciso, forte espressione della sua terra: è il Nuragus di Cagliari, un vino caratteristico dell’isola che assaggeremo nella versione “Movida”, delle Cantine Pauli’s di Monserrato (Cagliari). Sono molto antiche le testimonianze della presenza del vitigno Nuragus in Sardegna, e con molta probabilità il nome dell’uva deriverebbe dai nuraghi, le preistoriche costruzioni in pietra sarde. La Denominazione d’origine controllata contraddistingue questo vino, che viene esclusivamente prodotto in determinati Comuni delle province di Oristano, Nuoro e, ovviamente, Cagliari. Il “Movida” è prodotto con l’utilizzo di uve Nuragus in purezza, in modo tale da esaltare al massimo le proprietà di tale vitigno autoctono della Sardegna. I vigneti delle Cantine Pauli’s sono collocati su terreni ben ventilati e assolati, allevati secondo il sistema guyot e alberello sardo; la vendemmia avviene in genere di notte, al fine di preservare gli aromi dell’uva e dispensare così gli acini dallo stress del caldo diurno. Una volta portati in cantina, i grappoli vengono selezionati, diraspati e sottoposti a pigiatura soffice, quindi il mosto è separato dalle bucce ed è sottoposto a fermentazione in contenitori di acciaio inox, alla temperatura controllata di 15-18°C. In seguito all’immissione di lieviti selezionati, il vino affina per almeno quattro mesi negli stessi contenitori d’acciaio. Prima di essere commercializzato, il “Movida” è fatto maturare ulteriormente in bottiglia per un breve periodo. Apriamo l’originale bottiglia dal colore totalmente bianco e versiamo il Nuragus di Cagliari Doc nel bicchiere, possibilmente in un calice dall’apertura media, per evitare la dispersione degli aromi. Ad un esame visivo il “Movida” è contraddistinto da un colore giallo paglierino con leggeri riflessi dorati, ed una buona densità (occhio agli archetti all’interno del bicchiere). Avvicinando il calice al naso scopriremo un intenso ed affascinante bouquet che svelerà tutta la propria gamma di sentori a mano a mano che il vino si ossigenerà: gli iniziali profumi erbacei e floreali faranno posto agli aromi di miele, frutti come mela e pera, oltre che a leggerissime sensazioni di lichti e fico d’India. Assaggiamo il Nuragus di Cagliari Cantine Pauli’s e troveremo un vino di medio corpo, buona struttura, sapido e con punte decise di acidità; in bocca è morbido, anche in virtù della gradazione alcolica (13% vol), asciutto e dal finale persistente, con un lieve retrogusto fruttato. A cosa abbinarlo? Sicuramente ad antipasti di verdure o di pesce, a formaggi non troppo stagionati, a primi piatti leggeri, verdure ripiene e pietanze marinare a base di crostacei, mitili e pesce al forno. Questo Nuragus di Cagliari è ottimo anche per un aperitivo in compagnia di amici o del proprio partner. Occorre ricordare di servirlo fresco ad una temperatura di servizio compresa fra i 10 ed i 12°C, oltre che di non tenerlo troppo a lungo in cantina. Alla salute! .....

  • Bardolino Chiaretto Classico Cantina di Custoza Bardolino Chiaretto Classico Cantina di Custoza

    Degustiamo il Bardolino Chiaretto Classico Cantina di Custoza

    Scritto da 25 novembre 2017

    Il Bardolino Chiaretto Classico Cantina di Custoza è un vino rosato tipico delle colline a sud-est del Lago di Garda, una zona fortemente vocata alla vinicoltura. La Denominazione d’origine controllata del Bardolino designa un tipo di vini che vengono realizzati prevalentemente in provincia di Verona e con determinate tipologie di uve, mentre la dicitura Classico individua una ristretta sotto-zona di produzione, in questo caso quella di Lazise, Cavaion Veronese e Bardolino, per l’appunto. I vitigni utilizzati sono il Corvina, per la maggior parte del totale, oltre che Molinara e Rondinella in porzioni variabili; le uve sono coltivate su terreni di tipo morenico e ciottoloso, con forma di allevamento a pergola veronese. Dopo la vendemmia, i grappoli vengono diraspati e pigiati, quindi è avviata la macerazione a freddo del mosto a contatto con le proprie bucce, che verranno rimosse dopo un breve periodo, affinché le sostanze coloranti vengano cedute al vino in piccola parte (da qui il termine “chiaretto”). Il vino è posto a fermentare in recipienti di acciaio inox a temperatura controllata per tre mesi, al termine dei quali è imbottigliato e fatto affinare brevemente prima di essere commercializzato. Per la realizzazione di questo Bardolino Chiaretto Classico Doc, la Cantina di Custoza è stata insignita della Medaglia di bronzo ai Decanter World Wine Awards del 2017.  Ora è giunto il tempo di versare questo affascinante rosato nel bicchiere e scoprire le sue peculiarità. Bardolino Chiaretto Classico Cantina di Custoza, caratteristiche A un esame visivo, notiamo un colore rosa tenue tipico del Chiaretto, tonalità che si avvicinano all’arancione salmone, con riflessi dorati e ramati, piacevoli allo sguardo; buona la densità del vino, come è riscontrabile dagli archetti che si formano all’interno del calice. Al naso è possibile percepire profumi fruttati, delicati ma avvolgenti, con note di pesca, ciliegia ed altra frutta sotto spirito, oltre che aromi floreali. Assaggiando il Chiaretto scopriremo un vino connotato da freschezza, con punte di acidità ed una buona struttura e bevibilità; il finale è mediamente persistente, caldo e con un retrogusto fruttato. Bardolino Chiaretto Classico Cantina di Custoza, abbinamenti Si abbina molto bene ad antipasti di salumi, ai primi piatti come risotti, ravioli con funghi o fettuccine al tartufo nero, zuppe di pesce e pesce alla griglia, ma si sposa molto bene anche con l’insalata caprese, le carni bianche arrosto o la pizza. Questo vino ha una gradazione alcolica di 12,5% vol, e va stappato appena prima di essere servito; bevetelo fresco, ad una temperatura di servizio di 9-10°C in calici a tulipano e di media ampiezza, in grado di consentire un’adeguata ossigenazione e lo sviluppo degli aromi. Sconsigliato l’invecchiamento in cantina. Non resta che dirvi: “Alla salute!”. .....

  • Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi

    Ti presento il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi

    Scritto da 18 novembre 2017

    Elegante e versatile, il vino che ci accingiamo a degustare questa settimana è il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc di Cantine Marconi, un’azienda che ha sede nel Comune di San Marcello, in provincia di Ancona. Il Verdicchio è un vino bianco fra i più noti in Italia e nel mondo, e si ricava dall’omonimo vitigno, coltivato nelle Marche già dal 1600; le aree produttive più note sono quelle dei Castelli di Jesi e di Matelica, nei territori di Ancona e Macerata, entrambe caratterizzate dalla Denominazione d’origine controllata. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi (Corona Reale) è un Verdicchio appartenente alla prima categoria, contraddistinto inoltre dalla dicitura Classico, in quanto realizzato nella più antica area di coltivazione, e cioè in Comuni posti a ridosso del fiume Esino, e Superiore, poiché dotato di una maggiore gradazione alcolica (14% vol) rispetto alla versione base. Il vitigno utilizzato per la realizzazione di questo prodotto è il Verdicchio in purezza, coltivato in vigneti esposti a sud-est, su terreni di tipo argilloso-calcareo. La vendemmia tardiva permette di selezionare i grappoli più maturi (la resa è di 1,5 kg per ceppo), che vengono portati in cantina per essere diraspati e pigiati. La fermentazione avviene in recipienti di acciaio inox a temperatura controllata, in seguito viene svolta la maturazione su fecce nobili sia in acciaio che in botte, per pochi mesi, al fine di donare maggiore corposità al vino. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi Corona Reale è commercializzato con un’originale etichetta realizzata dal pittore marchigiano Alvaro Tonti. Non ci resta che procedere all’analisi organolettica di questo vino: una volta versato in sottili calici a tulipano di media ampiezza, potremo notare un colore giallo paglierino brillante con riflessi dorati, con una buona densità descritta dagli archetti nella parete interna del bicchiere. Al naso percepiremo un bouquet decisamente fresco ed intenso, nel quale spiccano sentori di frutta a polpa bianca come la pesca, e note lievemente agrumate, quindi aromi floreali, di tiglio e piccoli fiori bianchi, nonché di mandorla e vaniglia. Portando il vino alla bocca possiamo coglierne la pienezza, la buona struttura, unite a corpo, armonia e rotondità, ben presenti in questo prodotto dal finale persistente e caratterizzato da note fruttate e di mandorla leggermente amara. Il Verdicchio consente un ampio ventaglio di abbinamenti e la tipologia Classico Superiore, in virtù della maggiore gradazione alcolica, permette di abbinare questo vino anche ai piatti più complessi e succulenti. E’ ottimo con antipasti, piatti vegetariani, verdure, fritti, carni bianche e pesce: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Marconi si accompagna egregiamente ad un aperitivo a base di sushi, oppure a primi piatti come il risotto alla marinara, la pasta al pesto o con vongole e zucchine; provatelo anche con crostacei, cozze gratinate, pesce di media taglia al forno con patate o con il pesce spada, sarà un’accoppiata perfetta! Infine questo vino si sposa bene anche con del pollo o del tacchino ben conditi. Ricordatevi di servirlo fresco ad una temperatura di servizio compresa fra i 14 ed i 16°C, e di non conservarlo in cantina per più di cinque anni. Alla salute! .....

  • Sagrantino di Montefalco Sagrantino di Montefalco

    Degustiamo il Sagrantino di Montefalco DOCG Briziarelli

    Scritto da 11 novembre 2017

    Il Sagrantino di Montefalco è uno dei grandi vini rossi dell’Umbria e quello realizzato dalla cantina Briziarelli ben rappresenta le migliori caratteristiche di questo prodotto, contraddistinto dalla Denominazione d’origine controllata e garantita. Un vino solido, profondo, che sa regalare ad ogni sorso nuove sensazioni organolettiche. La produzione del Sagrantino Montefalco Docg è consentita esclusivamente all’interno di una ristretta area della provincia di Perugia, per la precisione nei Comuni di Montefalco, Gualdo Cattaneo, Bevagna, Castel Ritaldi e Giano nell’Umbria, attraverso le regole di uno specifico disciplinare. Il vitigno utilizzato è il Sagrantino in purezza, coltivato a Bevagna in vigneti allevati a cordone speronato, ben ventilati e contraddistinti da terreni argillosi. Durante la vendemmia le uve vengono raccolte manualmente e deposte in cassette; in cantina i grappoli vengono selezionati e diraspati, quindi sono messi in contenitori d’acciaio inox per lo svolgimento della fermentazione alcolica, a temperatura controllata, per la durata di circa 22-25 giorni. Al termine della macerazione, vengono rimosse le bucce e si avvia la fermentazione malolattica, sempre in recipienti d’acciaio. In seguito il vino viene messo ad affinare in barriques per 12 mesi, quindi per un ulteriore anno nelle vasche d’acciaio, a temperatura controllata. Una volta imbottigliato, il Montefalco Sagrantino Briziarelli affina ancora dai 6 ai 12 mesi in bottiglia ed è commercializzato in 6.700 esemplari all’anno. Il disciplinare che regolamenta la Docg del Sagrantino di Montefalco prevede che il vino debba effettuare un periodo di affinamento obbligatorio di 30 mesi. Ora è giunto proprio il tempo di prendere il bicchiere ed assaggiare questo prodotto, che si presenta subito contraddistinto da un bel colore profondo, rosso rubino intenso, con sfumature violacee o tendenti al granato, a seconda del periodo d’invecchiamento della bottiglia. Dotato di una buona densità, al naso si presenta vivace e sontuoso, con note fruttate di mora selvatica e prugna, ed aromi speziati, tostati, nonché animali (cuoio). Specie se la bottiglia è giovane, è possibile percepirne l’alcolicità (14,5% vol) e la fragranza del legno nel quale è maturato il vino. Portando il vino alla bocca se ne percepisce la rotondità, la buona struttura e l’intensità, con tannini decisi ma bilanciati dalla massa glicerica presente; il finale è discretamente lungo e persistente, con un retrogusto di frutti rossi e frutta sotto spirito. Per gustare al meglio questo Sagrantino di Montefalco si consiglia di stappare la bottiglia almeno un’ora prima di essere consumato e servire in calici ampi ad una temperatura di servizio di 16°C. L’abbinamento ottimale è quello con arrosti, selvaggina, carni rosse, è perfetto con lo stracotto al Sagrantino, ma anche salumi e formaggi ben stagionati nel corso di un ricco aperitivo. Questo vino si presta ad un buon invecchiamento in cantina, per essere consumato diversi anni dopo dalla messa in vendita. Godetevi il vostro calice e… alla salute! .....

  • Perla Nera Chiusa Grande Perla Nera Chiusa Grande

    Degustiamo il Perla Nera Chiusa Grande, un Montepulciano d’Abruzzo DOC

    Scritto da 4 novembre 2017

    Assaggiare un sorso di Perla Nera Chiusa Grande è provare la passione e l’intensità della terra d’Abruzzo e dell’uva Montepulciano, massima espressione del territorio. Il vino che ospiteremo nella nostra rubrica, prodotto di punta dell’azienda Chiusa Grande, è un Montepulciano d’Abruzzo Doc, strutturato e complesso anche in virtù dell’invecchiamento a cui viene sottoposto prima di essere commercializzato. L’intensità del Perla Nera è accostata metaforicamente dal titolare di Chiusa Grande, Franco D’Eusanio, alla passione ed il trasporto per una donna sfuggente e affascinante, trattandosi insomma di un vino profondo ed ammaliante, e che bene esprime le migliori qualità del Montepulciano d’Abruzzo Doc. Il vitigno utilizzato per la realizzazione del Perla Nera Chiusa Grande è il Montepulciano in purezza, coltivato secondo il metodo dell’agricoltura biologica in vigneti di 30 anni d’età, su terreni situati a Cugnoli (Pescara). La raccolta delle uve avviene manualmente, in genere nella seconda e terza settimana di ottobre, quindi i grappoli selezionati vengono diraspati e messi a macerare per 30 giorni alla temperatura controllata di 28-30°C; in seguito ha luogo la pigiatura, al termine della quale si toglie dal contatto con le bucce solo una piccola parte di mosto, in modo da ricavare una maggiore concentrazione di profumi ed aromi. Al termine della fermentazione alcolica, il vino viene definitivamente separato dalle bucce ed è messo a maturare in barriques di rovere francese per lo svolgimento della fermentazione malolattica. Dopo 18 mesi il vino è imbottigliato ed è messo in vendita solo dopo ulteriori 6 mesi di invecchiamento in bottiglia. E’ il momento di degustare il Perla Nera Chiusa Grande, dopo averlo stappato almeno un’ora prima di servirlo: versando il vino in un ampio calice possibilmente di tipo Bordeaux, possiamo notare un colore rosso rubino intenso, con riflessi granati che variano a seconda dell’invecchiamento della bottiglia, oltre che una importante densità, come è possibile osservare per mezzo degli archetti che si formano oscillando il liquido nel bicchiere. Al naso avvertiremo un bouquet intenso e persistente, con sentori di frutti rossi, confetture, aromi speziati (pepe nero) e di cioccolato, ma anche profumi di differente intensità a seconda della longevità della bottiglia. In bocca il vino sprigionerà la propria struttura, rotondità e alcolicità, con tannini morbidi ma decisi che regalano robustezza e corposità al Perla Nera, caratterizzato inoltre da un finale lungo e persistente. Questo Montepulciano d’Abruzzo Doc (14% vol) può essere conservato in cantina, con la bottiglia coricata al fresco, per un periodo anche superiore ai 10-15 anni, al fine di permettere una completa maturazione del prodotto. Si abbina egregiamente a primi piatti sostanziosi, secondi con carni rosse e cacciagione, salumi e formaggi stagionati e piccanti, ma è l’ideale anche come vino da meditazione, da sorseggiare in compagnia del proprio partner. Ricordatevi di servire il vino ad una temperatura di servizio compresa fra i 18 ed i 20°C e di gustarlo per bene. Alla salute! .....

  • Chianti DOCG Banfi Chianti DOCG Banfi

    Degustiamo il Chianti DOCG Banfi

    Scritto da 28 ottobre 2017

    Asciutto, brioso e con la giusta acidità: è questo il Chianti DOCG Banfi, il vino che degusteremo insieme per la rubrica “A tavola con il sommelier”. Sicuramente tutti avrete sentito parlare almeno una volta del Chianti, uno dei vini italiani più famosi al mondo: quello che assaggeremo oggi è la versione base di una delle cantine più prestigiose e storiche presenti sul territorio nazionale. La produzione del Chianti a Denominazione d’origine controllata e garantita è consentita all’interno di una precisa area geografica della Toscana, e la tenuta Banfi è situata tra i fiumi Orcia ed Ombrone, nel versante meridionale del Comune di Montalcino (Siena), zona vitivinicola d’intenso e ben noto pregio. Questa bottiglia rispecchia egregiamente la tradizione della terra toscana, nonché il carattere proprio delle produzioni Banfi. I vitigni impiegati per la realizzazione del Chianti DOCG Banfi sono il Sangiovese per il 90% (lo stesso vitigno del Brunello di Montalcino), oltre che porzioni variabili di Cabernet Sauvignon e Canaiolo Nero per il restante 10%. La raccolta delle uve avviene nel mese di settembre, quindi i grappoli selezionati vengono diraspati e messi a macerare e fermentare per circa una settimana; dopo lo svolgimento della fermentazione alcolica e malolattica, il vino è messo a maturare in recipienti d’acciaio per un massimo di 6 mesi. Ora accingiamoci a degustare il Chianti Docg di Banfi, utilizzando possibilmente un calice di tipo Bordeaux, ideale per far risaltare le proprietà organolettiche del prodotto e permetterne l’ossigenazione. Ad un esame visivo possiamo notare un colore rosso rubino profondo, con riflessi violacei che potrebbero variare a seconda dell’invecchiamento della bottiglia; il vino presenta inoltre una discreta densità, come è possibile constatare dagli archetti che si formano oscillando il liquido nella parete interna del bicchiere. L’esame olfattivo regala un intenso e deciso bouquet composto da sentori floreali, come l’iris e la violetta, aromi di frutta (prugna) e leggere sensazioni di cuoio o tabacco. Portando il calice alla bocca scopriremo un vino elegante, asciutto e dotato di una buona acidità, quindi fresco e bevibile. Equilibrato e sufficientemente alcolico per un rosso (13% vol), questo Chianti è contraddistinto da un finale mediamente lungo e persistente, lievemente contraddistinto da sentori fruttati. Il prodotto in oggetto può essere conservato in cantina per consentirne un invecchiamento di alcuni anni, ma può essere anche consumato subito dopo l’acquisto, in quanto di pronta beva. Con cosa abbinare al meglio questo vino, in modo tale da esaltarne le caratteristiche? Il Chianti Docg Banfi si accompagna molto bene a primi piatti con ragù di carne, secondi con carni rosse e selvaggina, oltre che salumi e formaggi stagionati. Mi raccomando di stappare la bottiglia almeno un’ora prima della degustazione, e di servire il vino ad una temperatura di servizio compresa fra i 18 ed i 20°C. Che dirvi ancora… alla salute! .....

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